Di seguito nota integrale
dei consiglieri regionali di centrosinistra Alessia Araneo, Viviana Verri
(M5S), Antonio Bochicchio (Avs-Psi-Bp), Angelo Chiorazzo e Giovanni Vizziello
(Basilicata Casa Comune), Roberto Cifarelli (gruppo misto), Piero Lacorazza
(Pd) e Piero Marrese (Basilicata democratica)
“Dopo le dichiarazioni di
Meloni avevamo già chiesto un Consiglio regionale straordinario. Il nuovo
decreto rende ancora più urgente sapere cosa il Presidente della Regione
sapeva, quale posizione intenda assumere e se siano state lese le prerogative
costituzionali della Basilicata”
Le preoccupazioni che avevamo
espresso dopo le dichiarazioni della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni
sulla volontà di incrementare la produzione nazionale di petrolio e sul ruolo
che, in questa prospettiva, dovrebbe avere la Basilicata oggi assumono un
rilievo ancora maggiore.
Proprio a seguito di quelle
dichiarazioni, noi consiglieri regionali di centrosinistra avevamo formalmente
richiesto la convocazione di un Consiglio regionale straordinario, chiedendo al
Presidente Bardi di venire in Aula per chiarire se fosse stato preventivamente
informato degli orientamenti del Governo nazionale, se li condividesse e quale
posizione intendesse assumere di fronte alla prospettiva di un incremento delle
attività di ricerca e di estrazione petrolifera sul territorio lucano.
Il decreto-legge pubblicato
il 10 settembre in Gazzetta Ufficiale rende quella richiesta ancora più
urgente.
L’articolo 2 interviene
infatti sui procedimenti riguardanti la prospezione, la ricerca e la
coltivazione di idrocarburi sulla terraferma, comprese la perforazione di pozzi
e il rilascio, la proroga o la modifica dei permessi di ricerca e delle
concessioni di coltivazione. E introduce un meccanismo attraverso il quale, in
caso di mancata espressione dell’intesa regionale entro i termini previsti e al
ricorrere delle ulteriori condizioni stabilite dalla norma, il Consiglio dei
ministri può arrivare alla nomina di un commissario ad acta chiamato a
esprimere l’intesa in sostituzione della Regione.
Non sosteniamo che la
Basilicata sia stata commissariata né che con questo decreto siano state già
autorizzate nuove trivellazioni. Ma sarebbe altrettanto sbagliato ridurre la
questione a una semplice modifica procedurale.
Prima la Presidente del
Consiglio indica esplicitamente la necessità di aumentare la produzione
nazionale di petrolio richiamando le risorse presenti nel sottosuolo lucano.
Subito dopo il Governo interviene sulle procedure relative alle attività
estrattive, prevedendo anche la possibilità di sostituire la Regione qualora
questa non esprima nei tempi la propria intesa.
Sono due fatti distinti, ma è
inevitabile leggerli dentro lo stesso quadro di politica energetica nazionale.
Ed è proprio per questo che il silenzio del Governo regionale non è più
accettabile.
Chiediamo innanzitutto al
Presidente Bardi di dire ai lucani se la Regione Basilicata sia stata informata
preventivamente dell’iniziativa del Governo, se abbia avuto interlocuzioni con
Palazzo Chigi o con i Ministeri competenti e quale posizione abbia espresso.
Ma chiediamo soprattutto che
venga fatta immediatamente chiarezza sui procedimenti che riguardano il nostro
territorio: quali istanze di prospezione, ricerca, perforazione o coltivazione
siano attualmente pendenti in Basilicata, a quale fase siano giunte, quali
richiedano l’intesa regionale e quali possano concretamente rientrare
nell’ambito di applicazione delle nuove disposizioni.
È un’informazione che la
Regione deve fornire al Consiglio e ai cittadini.
C’è poi una questione
istituzionale che riteniamo non possa essere sottovalutata.
La disciplina delle attività
energetiche e degli idrocarburi incrocia competenze statali e regionali e,
proprio in questo campo, la Corte costituzionale ha più volte richiamato la
necessità della leale collaborazione tra i diversi livelli istituzionali.
L’intesa della Regione non può essere considerata un adempimento meramente
formale quando le decisioni incidono così profondamente sul territorio.
Per questa ragione chiediamo
alla Giunta regionale di attivare immediatamente l’Avvocatura regionale
affinché verifichi se l’articolo 2 del decreto-legge n. 157 del 2026 determini
una lesione delle competenze costituzionalmente attribuite alla Regione
Basilicata e se sussistano, conseguentemente, i presupposti per promuovere
ricorso dinanzi alla Corte costituzionale ai sensi dell’articolo 127 della
Costituzione.
Non proclamiamo oggi
l’incostituzionalità della norma. Chiediamo che la Regione faccia ciò che una
Regione deve fare quando una disposizione statale può incidere sulla propria
autonomia: valutarne immediatamente la legittimità e, qualora ne ricorrano le
condizioni, difendere davanti alla Corte le proprie prerogative.
Allo stesso tempo chiediamo
al Presidente Bardi di assumere un’iniziativa politica nei confronti del
Governo e durante l’iter parlamentare di conversione del decreto, affinché
siano pienamente salvaguardati il ruolo della Regione, il principio di leale
collaborazione e la partecipazione dei territori alle decisioni che li
riguardano.
Non vogliamo alimentare una
contrapposizione tra la Basilicata e lo Stato. La nostra regione contribuisce
da decenni alla sicurezza energetica nazionale e nessuno pensa che possa
sottrarsi alle proprie responsabilità nei confronti del Paese. Ma cooperare
nell’interesse nazionale non significa rinunciare al diritto della Basilicata
di partecipare alle decisioni che riguardano l’utilizzo delle proprie risorse e
il futuro del proprio territorio.
E non intendiamo neppure
farci trascinare nella rappresentazione semplicistica di una contesa tra chi
vorrebbe aumentare le estrazioni e chi vorrebbe chiudere domani i pozzi.
Il tema è molto più serio.
Riguarda la sicurezza delle attività estrattive, la tutela dell’ambiente e
della salute, il lavoro e il futuro dell’indotto, il rapporto tra produzione
energetica e sviluppo regionale e la necessità di preparare progressivamente la
Basilicata a un futuro nel quale la sua economia non possa dipendere
indefinitamente dal petrolio.
Sono esattamente le questioni
per le quali avevamo già chiesto il Consiglio regionale straordinario.
Oggi quella richiesta
acquista una ragione ulteriore.
Bardi venga dunque in Aula
senza ulteriori rinvii, riferisca su quanto sta accadendo, renda noti i
procedimenti che interessano la Basilicata e dica con chiarezza quale posizione
intenda assumere nei confronti del Governo nazionale. E la Giunta verifichi
immediatamente se esistano le condizioni per impugnare davanti alla Corte
costituzionale la norma che consente allo Stato, nei casi previsti dal decreto,
di sostituirsi alla Regione nell’espressione dell’intesa.
Su una materia così
importante non possono esserci né silenzio né ambiguità. La Basilicata deve
esercitare fino in fondo le proprie prerogative e partecipare da protagonista
alle decisioni che riguardano il proprio territorio e il proprio futuro.