Visualizzazioni totali

sabato 12 settembre 2026

MONTALBANO JONICO (MT). Incidente con arma da fuoco nelle campagne. Una persona ferita trasportata all’ospedale San Carlo di Potenza

 

MONTALBANO JONICO (MT) – Incidente con arma da fuoco nella mattinata, nell’agro rurale. Una persona è rimasta ferita. Dai primi accertamenti pare che in un terreno fossero presenti cinghiali. Per cui i due fratelli proprietari del fondo hanno sparato per allontanare gli animali. Ma uno dei due uomini è rimasto, purtroppo, accidentalmente ferito. La persona colpita è stata trasportata in eliambulanza all’ospedale San Carlo di Potenza. Sul posto per le indagini del caso sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Policoro agli ordini del maggiore Roberto Rampino.

🚨 BASILICATA, PERSI 15 MILIONI DI EURO CONTRO IL CAPORALATO. Non utilizzati tutti i fondi europei per i centri d'accoglienza dei lavoratori stagionali: Boreano di Venosa (PZ), Gaudiano di Lavello (PZ), La città della pace di Scanzano Jonico (MT). La denuncia del Cseres. Il punto sulla Città della Pace. Il cantiere è fermo al 70%: una cattedrale nel deserto. 👇 Cosa ne pensi? Come completare Boreano, Gaudiano, Scanzano Jonico? Cosa fare della Città della pace? Scrivilo nei commenti

 

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

E' ufficiale la Regione Basilicata dopo la perdida nei mesi scorsi dei 5 milioni della UE, cifra rimodulata dal Rup, per il completamento del Centro della Pace di Scanzano ha perso anche i 10 milioni finanziati e destinati alla realizzazione dei nuovi Centri di accoglienza di Boreano e Gaudiano. Totale 15 milioni rimandati indietro per il mancato rispetto dei termini fissati per l'uso delle risorse del Pon legalità. 450 posti e sevizi non realizzati per l'accoglienza dei lavoratori stagionali, progetti approvati e finanziati nel 2020.

Non sono bastati cinque anni agli Uffici regionali diritti da Michele Busciolano,che da tempo hanno disapplicato la legge legge regionale 13 del 2016, per attuare i progetti approvati, finanziati e programmati dal Tavolo Caporalato nazionale e regionali su proposta delle parti sociali e degli Enti Locali.

Per ora si conclude scandalosamente una delle più gravi vicende di gestione delle risorse pubbliche europee da parte di un gruppo dirigente politico e amministrativo nella storia della Regione.

A nulla sono serviti le proteste dei sindacati, delle forze politiche e i forti richiami della Chiesa anche dopo le stragi di Scanzano Jonico e di Amendolara.

Anche per questi motivi Bardi non ha avuto il coraggio di essere presente alla iniziativa contro il caporalato della Cgil di Policoro (MT) confermando inaffidabilità e indifferenza nella battaglia per la legalità.

Toccherà ora alle autorità locali, nazionali ed europee incaricate dei controlli di gestione e di eventuali doli, omissioni e danni erariali accertare le responsabilità.

Rimane aperta la questione di recuperare le risorse per il Completamento del Centro di Scanzano, ora fermo al 70% dello stato di avanzamento, nonché alla realizzazione delle strutture di Gaudiano e Boreano, alla ristrutturazione dell'ex Tabacchificio di Palazzo.

Le risorse ci sono nei fondi EU 2020/70 non spesi o quelli che si avviano ad essere sprecati, nei fondi Su.Pr.Me 2.

Occorre per i movimenti sindacali, le parti sociali e partitiche, la chiesa, passare dagli appelli alle iniziative concrete per la legalità, il sostegno al lavoro e la vita dignitosa di tante persone ora sotto il giogo dei caporali.

PIETRO SIMONETTI

CSERES (CENTRO STUDI E RICERCHE ECONOMICHE E SOCIALI)


venerdì 11 settembre 2026

BASILICATA & PETROLIO: IL GOVERNO MELONI SPINGE SULLE ESTRAZIONI. L'OPPOSIZIONE DI CENTROSINISTRA ALLA REGIONE CHIEDE LA CONVOCAZIONE IMMEDIATA DI UN CONSIGLIO STRAORDINARIO. Con la pubblicazione del nuovo decreto legge in Gazzetta Ufficiale, torna al centro del dibattito la gestione delle risorse energetiche in Basilicata. Al centro dello scontro, le norme che prevedono interventi sostitutivi in caso di mancata intesa regionale. Voi cosa ne pensate? Favorevoli o contrari a nuove attività estrattive sul territorio lucano? Scrivete la vostra opinione nei commenti!

Di seguito nota integrale dei consiglieri regionali di centrosinistra Alessia Araneo, Viviana Verri (M5S), Antonio Bochicchio (Avs-Psi-Bp), Angelo Chiorazzo e Giovanni Vizziello (Basilicata Casa Comune), Roberto Cifarelli (gruppo misto), Piero Lacorazza (Pd) e Piero Marrese (Basilicata democratica)  

“Dopo le dichiarazioni di Meloni avevamo già chiesto un Consiglio regionale straordinario. Il nuovo decreto rende ancora più urgente sapere cosa il Presidente della Regione sapeva, quale posizione intenda assumere e se siano state lese le prerogative costituzionali della Basilicata”

Le preoccupazioni che avevamo espresso dopo le dichiarazioni della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulla volontà di incrementare la produzione nazionale di petrolio e sul ruolo che, in questa prospettiva, dovrebbe avere la Basilicata oggi assumono un rilievo ancora maggiore.

Proprio a seguito di quelle dichiarazioni, noi consiglieri regionali di centrosinistra avevamo formalmente richiesto la convocazione di un Consiglio regionale straordinario, chiedendo al Presidente Bardi di venire in Aula per chiarire se fosse stato preventivamente informato degli orientamenti del Governo nazionale, se li condividesse e quale posizione intendesse assumere di fronte alla prospettiva di un incremento delle attività di ricerca e di estrazione petrolifera sul territorio lucano.

Il decreto-legge pubblicato il 10 settembre in Gazzetta Ufficiale rende quella richiesta ancora più urgente.

L’articolo 2 interviene infatti sui procedimenti riguardanti la prospezione, la ricerca e la coltivazione di idrocarburi sulla terraferma, comprese la perforazione di pozzi e il rilascio, la proroga o la modifica dei permessi di ricerca e delle concessioni di coltivazione. E introduce un meccanismo attraverso il quale, in caso di mancata espressione dell’intesa regionale entro i termini previsti e al ricorrere delle ulteriori condizioni stabilite dalla norma, il Consiglio dei ministri può arrivare alla nomina di un commissario ad acta chiamato a esprimere l’intesa in sostituzione della Regione.

Non sosteniamo che la Basilicata sia stata commissariata né che con questo decreto siano state già autorizzate nuove trivellazioni. Ma sarebbe altrettanto sbagliato ridurre la questione a una semplice modifica procedurale.

Prima la Presidente del Consiglio indica esplicitamente la necessità di aumentare la produzione nazionale di petrolio richiamando le risorse presenti nel sottosuolo lucano. Subito dopo il Governo interviene sulle procedure relative alle attività estrattive, prevedendo anche la possibilità di sostituire la Regione qualora questa non esprima nei tempi la propria intesa.

Sono due fatti distinti, ma è inevitabile leggerli dentro lo stesso quadro di politica energetica nazionale. Ed è proprio per questo che il silenzio del Governo regionale non è più accettabile.

Chiediamo innanzitutto al Presidente Bardi di dire ai lucani se la Regione Basilicata sia stata informata preventivamente dell’iniziativa del Governo, se abbia avuto interlocuzioni con Palazzo Chigi o con i Ministeri competenti e quale posizione abbia espresso.

Ma chiediamo soprattutto che venga fatta immediatamente chiarezza sui procedimenti che riguardano il nostro territorio: quali istanze di prospezione, ricerca, perforazione o coltivazione siano attualmente pendenti in Basilicata, a quale fase siano giunte, quali richiedano l’intesa regionale e quali possano concretamente rientrare nell’ambito di applicazione delle nuove disposizioni.

È un’informazione che la Regione deve fornire al Consiglio e ai cittadini.

C’è poi una questione istituzionale che riteniamo non possa essere sottovalutata.

La disciplina delle attività energetiche e degli idrocarburi incrocia competenze statali e regionali e, proprio in questo campo, la Corte costituzionale ha più volte richiamato la necessità della leale collaborazione tra i diversi livelli istituzionali. L’intesa della Regione non può essere considerata un adempimento meramente formale quando le decisioni incidono così profondamente sul territorio.

Per questa ragione chiediamo alla Giunta regionale di attivare immediatamente l’Avvocatura regionale affinché verifichi se l’articolo 2 del decreto-legge n. 157 del 2026 determini una lesione delle competenze costituzionalmente attribuite alla Regione Basilicata e se sussistano, conseguentemente, i presupposti per promuovere ricorso dinanzi alla Corte costituzionale ai sensi dell’articolo 127 della Costituzione.

Non proclamiamo oggi l’incostituzionalità della norma. Chiediamo che la Regione faccia ciò che una Regione deve fare quando una disposizione statale può incidere sulla propria autonomia: valutarne immediatamente la legittimità e, qualora ne ricorrano le condizioni, difendere davanti alla Corte le proprie prerogative.

Allo stesso tempo chiediamo al Presidente Bardi di assumere un’iniziativa politica nei confronti del Governo e durante l’iter parlamentare di conversione del decreto, affinché siano pienamente salvaguardati il ruolo della Regione, il principio di leale collaborazione e la partecipazione dei territori alle decisioni che li riguardano.

Non vogliamo alimentare una contrapposizione tra la Basilicata e lo Stato. La nostra regione contribuisce da decenni alla sicurezza energetica nazionale e nessuno pensa che possa sottrarsi alle proprie responsabilità nei confronti del Paese. Ma cooperare nell’interesse nazionale non significa rinunciare al diritto della Basilicata di partecipare alle decisioni che riguardano l’utilizzo delle proprie risorse e il futuro del proprio territorio.

E non intendiamo neppure farci trascinare nella rappresentazione semplicistica di una contesa tra chi vorrebbe aumentare le estrazioni e chi vorrebbe chiudere domani i pozzi.

Il tema è molto più serio. Riguarda la sicurezza delle attività estrattive, la tutela dell’ambiente e della salute, il lavoro e il futuro dell’indotto, il rapporto tra produzione energetica e sviluppo regionale e la necessità di preparare progressivamente la Basilicata a un futuro nel quale la sua economia non possa dipendere indefinitamente dal petrolio.

Sono esattamente le questioni per le quali avevamo già chiesto il Consiglio regionale straordinario.

Oggi quella richiesta acquista una ragione ulteriore.

Bardi venga dunque in Aula senza ulteriori rinvii, riferisca su quanto sta accadendo, renda noti i procedimenti che interessano la Basilicata e dica con chiarezza quale posizione intenda assumere nei confronti del Governo nazionale. E la Giunta verifichi immediatamente se esistano le condizioni per impugnare davanti alla Corte costituzionale la norma che consente allo Stato, nei casi previsti dal decreto, di sostituirsi alla Regione nell’espressione dell’intesa.

Su una materia così importante non possono esserci né silenzio né ambiguità. La Basilicata deve esercitare fino in fondo le proprie prerogative e partecipare da protagonista alle decisioni che riguardano il proprio territorio e il proprio futuro.

MATERA. Sequestro preventivo di oltre 46.000 euro a un dirigente medico della locale Azienda Sanitaria. L’operazione "Igea bendata", condotta dalla Guardia di Finanza e coordinata dalla Procura della Repubblica, ipotizza il reato di truffa aggravata e continuata tra il 2021 e il 2024. Video

 
Militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Matera hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo – fino alla concorrenza di 46.779,13 euro – nei confronti di un dirigente medico in servizio presso l’Azienda Sanitaria Locale di Matera. Il provvedimento è stato emesso dal GIP su richiesta della Procura della Repubblica. La notizia è stata diffusa in un comunicato stampa a firma del procuratore Alessio Coccioli.

Le ipotesi di reato 

L'indagine riguarda l'ipotesi di truffa aggravata e continuata ai danni dell'ASM per condotte che si sarebbero verificate tra il 2021 e il 2024. Secondo l'accusa, il medico avrebbe comunicato ore di attività non veritiere, inducendo l'ente a liquidare compensi non dovuti.

Le irregolarità riscontrate dalla Guardia di Finanza

  • Sovrapposizione oraria tra attività presso l'ASM ed altri impegni formativi o professionali.
  • Rendicontazione contemporanea delle medesime ore a diverso titolo.
  • Tempistiche di spostamento tra sedi non compatibili con la realtà.
  • Presenze prive di tracciamento elettronico o inserite con modifiche manuali.

Note legali 

Il sequestro punta alla confisca diretta delle somme o, in caso di incapienza, al sequestro per equivalente sui beni dell'indagato. Si precisa che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che la persona sottoposta ad accertamenti è da ritenersi innocente fino a eventuale sentenza definitiva.

IL VIDEO