Irsina ha avviato
ufficialmente il percorso che porterà il comune della collina materana a
candidarsi come Capitale Italiana della Cultura per l'anno 2029.
A darne notizia in una intervista al TGR Basilicata è stato il sindaco Giuseppe
Candela: "La candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2029 non è solo
un progetto ambizioso, ma una scelta di visione e sviluppo per la nostra
comunità e per l'intera Basilicata". Irsina intende strutturare un dossier
ricco di progetti di innovazione culturale, inclusione e rigenerazione urbana,
forte dell'eredità e dell'esperienza lasciata dalla Matera Capitale Europea
della Cultura 2019 e della propria vocazione all'accoglienza. "Possediamo
una stratificazione culturale, artistica e monumentale unica: Sant'Eufemia, i
bottini, la Concattedrale, i paesaggi, un patrimonio che merita di essere
valorizzato e conosciuto a livello internazionale", ha evidenziato Candela
in una dichiarazione all’Agenzia Ansa in cui ha ribadito che "questo
percorso sarà un cantiere aperto di idee, che si innesta su una traiettoria di
valorizzazione alla quale lavoriamo ormai da anni, attraverso il coinvolgimento
di cittadini, associazioni e istituzioni in uno scambio reciproco di idee e
progettualità capace di coltivare quel senso di comunità che vogliamo ci
contraddistingua".
Già, ma in tutto questo “cantiere” di idee perché non valorizzare anche la storia
di San Vittore di Calcedonia? Cosa c’entra con Irsina questo santo martire
della chiesa cattolica? C’entra poiché la cattedrale dell’Assunta custodisce,
in una nicchia, il suo corpo di soldato romano bruciato dai romani stessi. Ma,
purtroppo, la sua storia non ha avuto quella, conosciuta da tutti, di Eufemia,
a cui, per altro, è strettamente legata. Eccola, in breve.
Vittore è un soldato romano martirizzato insieme con un altro soldato, San Sostene, proprio per non aver obbedito all’ordine di uccidere Eufemia, la fanciulla che aveva abbracciato la fede cattolica. Tutti, però, si ricordano di Eufemia, nessuno di Vittore, pochi di Sostene. Perché?
Perché, secondo la tradizione popolare, Sant’Eufemia protegge contro grandine, temporali, fulmini e saette. Di San Vittore, invece, si dice che quando i suoi resti arrivarono a Irsina si scatenò una tempesta che terrorizzò gli abitanti e distrusse i raccolti. Di qui la buona fama della prima e il silenzio caduto sul secondo.
Si può continuare così? No. San Vittore va riabilitato. Alla sua vicenda umana e alla sua reliquia, un corpo intero, vanno restituite dignità e significati religiosi ed anche laici. Proprio in previsione della preparazione del dossier per Irsina capitale della cultura 2029.
Irsina, intanto, potrà consolidare il suo primato nel turismo religioso della Basilicata se a Sant’Eufemia affiancherà San Vittore, caduto in Calcedonia, una regione dell’odierna Turchia, nel IV secolo, per aver rifiutato di dare alle fiamme Eufemia, convertitasi al cristianesimo.

IRSINA. IL CORPO DI SAN VITTORE IN UNA NICCHIA DELLA CATTEDRALE
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| SANT'EUFEMIA |


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