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giovedì 20 febbraio 2020
mercoledì 19 febbraio 2020
SANITA' BASILICATA IN ROSSO. PASSIVO 2018 A 38.371.819 EURO. SALDO NEGATIVO PER I RICOVERI FUORI REGIONE
Il “business” interregionale raggiunge i 4,6 miliardi. Lombardia in testa tra le più ricercate, soprattutto per l’alta specialità
QUOTIDIANOSANITA'.IT
27 GEN - Mobilità sanitaria: nel 2018 circa 736mila pazienti (una media di circa il 9% dei ricoveri) sono stati curati in Regioni diverse da quelle dove sono residenti. E questi “spostamenti” valgono economicamente più di 4,6 miliardi di dare/avere tra Regioni. In dodici Regioni i pazienti “usciti” sono più di quelli “entrati” per le cure (Piemonte, Valle d’Aosta, Trento, Liguria, Marche, Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna). Ma le Regioni che economicamente sono in debito con altre che hanno curato i loro pazienti sono quattordici: alle dodici precedenti si aggiungono Bolzano e Lazio. Questo per la caratteristica delle cure: quando entra in gioco l’alta specialità il costo si alza e la Regione va in rosso.
Analizzando la mobilità dei pazienti, le Regioni più ricercate sono sempre Lombardia (con un saldo di mobilità positivo, la differenza cioè tra chi è uscito e chi è entrato nella Regione, di 100.641 pazienti), seguita dall’Emilia Romagna (64.967) e dalla Toscana (28.539). Al contrario i saldi maggiormente negativi li hanno registrati nel 2018 Campania (-55191), Calabria (-48.032) e Sicilia (-36104) con la Basilicata a – 6390.
Classifiche che si riflettono anche sugli importi di dare/avere: la Lombardia incassa infatti 808,7 milioni circa, l’Emilia-Romagna 357,9. Al terzo posto però non c’è la Toscana – sempre per il livello di specializzazione delle cure - che è quarta con 148,3 milioni, ma il veneto con 161,4 milioni e una mobilità di pazienti attiva per 10.234 unità. E' in questa graduatoria che la Basilicata ha un saldo negativo di – 38.371.829 euro.
Osservando poi dove si sono diretti i pazienti curati al di fuori della Regione di residenza, si vede che praticamente in tutte le Regioni del Nord la mobilità è quella cosiddetta “di confine”, verso una Regione vicina cioè, che viene considerata abbastanza fisiologica.
Tra le Regioni del Centro invece uniche eccezioni sono alcuni ricoveri che dalla Toscana e dalle Marche sono registrati in Lombardia.
Al Sud invece,
tranne Abruzzo (una delle tre Regioni di
maggior esodo non confinante è l’Emilia-Romagna), Molise e
Basilicata, per le altre tra le mete maggiori di ricovero c’è
sempre la Lombardia, l’Emilia Romagna o la Toscana e, più vicino
ad alcune, ma distante da altre, il Lazio. Le
Regioni meno ricercate, a parte la Valle d’Aosta a Nord e il
alcuni casi Bolzano, sono quasi sempre le Regioni del Sud.
La verifica che
spesso la ricerca di Regioni specifiche per determinati ricoveri in
casi di alta specialità viene
dall’analisi possibile con le SDO 2018 dei ricoveri per tumore e
per le terapie collegate.
In questo caso infatti (questo tipo di ricoveri sono circa il 10% del totale) la Lombardia (tranne per il Molise dove la mobilità per queste prestazioni è di confine) è una costante per tutte le Regioni tra le prime tre di ricovero e in parte per quelle del Sud lo è anche il Lazio.
Un dato questo che mette in risalto un ulteriore tipo di divisione Nord-Sud: quello sull’organizzazione dell’alta specialità.
Il ministero della Salute, nella relazione che accompagna le SDO 2018, sottolinea che l'andamento della mobilità interregionale negli anni 2010-2018 pur con qualche leggera variazione, la percentuale di ricoveri in mobilità per ciascun tipo di attività e regime di ricovero si mantiene costante: circa l’8% per l'attività per acuti in regime ordinario, 9% per l'attività per acuti in regime diurno, 16% per la riabilitazione in regime ordinario, 10% per la riabilitazione in regime diurno, e 6% per l'attività di lungodegenza.
Fonte: ministero della Salute SDO 2018
Giovedì 30 GENNNAIO 2020
domenica 16 febbraio 2020
QUANDO LA GAZZETTA E' PER SEMPRE
A mio padre, assiduo lettore de La gazzetta del
mezzogiorno, mettemmo una copia, quella della data della sua morte,
nella bara. Ed io ho dato ed avuto tanto dal quotidiano più
importante di Puglia e Basilicata. Sono al fianco del Comitato di
redazione per la lotta per la sopravvivenza del giornale.
LA VERTENZA «GAZZETTA» NON È ANCORA RISOLTA: «NON POSSIAMO PERDERE IL NOSTRO GIORNALE»
Il messaggio ai lettori: ecco cosa potrebbe accadere presto
Il Comitato di Redazione
Cari Lettori, dopo un lungo silenzio torniamo a parlarvi in prima persona della «Gazzetta» per dirvi che nei prossimi giorni, forse nelle prossime ore, si decide la sopravvivenza del vostro e nostro giornale. Negli ultimi mesi abbiamo scelto di dedicare ogni energia per garantire un'informazione sempre più completa e allo stesso tempo condurre in silenzio e con spirito di sacrificio una lunga e difficile trattativa per contribuire a costruire il futuro della testata. Ma neanche questo senso di responsabilità è bastato.
A pagare il conto di questo stallo, alla fine, perdendo il giornale, saremmo noi lavoratori e le comunità di Puglia e Basilicata alle quali ogni giorno continuiamo a dedicare tutto il nostro impegno. Abbiamo sentito il dovere di informarvi, oggi, anche per evitare una beffa: prolungare il silenzio potrebbe far credere che la crisi del giornale sia risolta. In verità, in questi mesi abbiamo sempre ritenuto che il nostro lavoro fosse dar voce alle difficili storie del Mezzogiorno, non utilizzare queste pagine per parlare di noi.
Adesso conta una sola cosa: fare presto. Per anni le imprese e la società civile delle nostre regioni hanno potuto contare sulla «Gazzetta», ora è il giornale che ha bisogno di sostegno. E non è più tempo di tavoli politici perché i tempi della politica non sono più conciliabili con i nostri. In queste ore i giornalisti stanno dialogando con i consiglieri di amministrazione nominati dal Tribunale di Catania, con l'azionista di minoranza dell'Edisud, il prof. Valter Mainetti, nonché con tutti gli interlocutori in grado di scongiurare la scomparsa di una delle più autorevoli voci del panorama editoriale italiano e meridionale in modo particolare.
Vi diamo appuntamento a breve, cari Lettori. Non lasceremo nulla di intentato e siamo pronti a difendere con ogni mezzo a nostra disposizione il valore accumulato dalla «Gazzetta» in quasi 133 anni di storia.
LA VERTENZA «GAZZETTA» NON È ANCORA RISOLTA: «NON POSSIAMO PERDERE IL NOSTRO GIORNALE»
Il messaggio ai lettori: ecco cosa potrebbe accadere presto
Il Comitato di Redazione
Cari Lettori, dopo un lungo silenzio torniamo a parlarvi in prima persona della «Gazzetta» per dirvi che nei prossimi giorni, forse nelle prossime ore, si decide la sopravvivenza del vostro e nostro giornale. Negli ultimi mesi abbiamo scelto di dedicare ogni energia per garantire un'informazione sempre più completa e allo stesso tempo condurre in silenzio e con spirito di sacrificio una lunga e difficile trattativa per contribuire a costruire il futuro della testata. Ma neanche questo senso di responsabilità è bastato.
La «Gazzetta» è affidata a una gestione
commissariale dall'ottobre del 2018, a seguito dell'inchiesta
giudiziaria per presunto concorso esterno in associazione mafiosa a
carico di Mario Ciancio Sanfilippo, azionista di maggioranza
dell'Edisud spa, società editrice del giornale.
Ricordiamo che la testata, in ogni sua articolazione, è totalmente estranea al merito dell'inchiesta condotta dalla Procura di Catania, che ha chiesto e ottenuto il sequestro-confisca anche del pacchetto azionario della Edisud. In questi lunghi mesi abbiamo accettato il taglio delle nostre retribuzioni per consentire al nuovo consiglio di amministrazione di riequilibrare i conti. Analogo sforzo è stato compiuto dagli altri lavoratori del giornale. In questo modo il nuovo Cda, nominato dal Tribunale di Catania, ha potuto mettere a punto un concordato a garanzia dei creditori della Edisud spa.
Questo lungo e faticoso percorso rischia di fermarsi
all'ultimo miglio: la Edisud potrebbe ritirare la procedura di
concordato in assenza delle indispensabili garanzie finanziarie.
Sarebbe una brusca frenata che interromperebbe il difficile percorso
di risanamento dell'azienda e di rilancio dell'iniziativa editoriale.Ricordiamo che la testata, in ogni sua articolazione, è totalmente estranea al merito dell'inchiesta condotta dalla Procura di Catania, che ha chiesto e ottenuto il sequestro-confisca anche del pacchetto azionario della Edisud. In questi lunghi mesi abbiamo accettato il taglio delle nostre retribuzioni per consentire al nuovo consiglio di amministrazione di riequilibrare i conti. Analogo sforzo è stato compiuto dagli altri lavoratori del giornale. In questo modo il nuovo Cda, nominato dal Tribunale di Catania, ha potuto mettere a punto un concordato a garanzia dei creditori della Edisud spa.
A pagare il conto di questo stallo, alla fine, perdendo il giornale, saremmo noi lavoratori e le comunità di Puglia e Basilicata alle quali ogni giorno continuiamo a dedicare tutto il nostro impegno. Abbiamo sentito il dovere di informarvi, oggi, anche per evitare una beffa: prolungare il silenzio potrebbe far credere che la crisi del giornale sia risolta. In verità, in questi mesi abbiamo sempre ritenuto che il nostro lavoro fosse dar voce alle difficili storie del Mezzogiorno, non utilizzare queste pagine per parlare di noi.
Adesso conta una sola cosa: fare presto. Per anni le imprese e la società civile delle nostre regioni hanno potuto contare sulla «Gazzetta», ora è il giornale che ha bisogno di sostegno. E non è più tempo di tavoli politici perché i tempi della politica non sono più conciliabili con i nostri. In queste ore i giornalisti stanno dialogando con i consiglieri di amministrazione nominati dal Tribunale di Catania, con l'azionista di minoranza dell'Edisud, il prof. Valter Mainetti, nonché con tutti gli interlocutori in grado di scongiurare la scomparsa di una delle più autorevoli voci del panorama editoriale italiano e meridionale in modo particolare.
Vi diamo appuntamento a breve, cari Lettori. Non lasceremo nulla di intentato e siamo pronti a difendere con ogni mezzo a nostra disposizione il valore accumulato dalla «Gazzetta» in quasi 133 anni di storia.
sabato 15 febbraio 2020
SCANZANO J., FOCUS SULL'ASSISTENZA ALL'ANZIANO FRAGILE. VERSO UN WELFARE COMUNITARIO
mercoledì 12 febbraio 2020
domenica 9 febbraio 2020
SCANZANO JONICO. TUTTI GLI UFFICI COMUNALI NEL PALAZZACCIO? BELLA IDEA, SIGNORE COMMISSARIE
LI DOVE C'ERANO I BARONI DEV'ESSERCI IL POPOLO
Tutti gli uffici comunali nel Palazzaccio? Già. Da
qualche giorno è trapelata la notizia che le tre commissarie
nominate dal ministero dell'Interno per reggere per 18 mesi il Comune
starebbero lavorando per cogliere tale obiettivo. Rosalia Ermelinda
Camerini, Maria Luisa Ruocco e Rosa Maria Simone avrebbero già
avviato le prime e necessarie azioni in merito. Per quanto ci
riguarda diciamo subito che si tratta di una bella idea. Lì dove
c'erano i baroni dev'esserci il popolo. Ovviamente, occorrerà
attendere per verificare se l'impegno si concretizzerà ma il “dado”
sembra tratto. Il Palazzaccio, così, assumerebbe la sua definitiva
collocazione dopo che è divenuto di proprietà pubblica recuperando
per intero il suo ruolo di centro vivo e pulsante della cittadina del
Metapontino. E che Scanzano Jonico abbia bisogno di un cuore e di una
anima è quanto mai necessario dopo lo scioglimento del Consiglio
comunale, il 21 dicembre scorso, per infiltrazioni mafiose. Ma cosa
pensa di questa idea la cittadinanza? Attese risposte e commenti. Per
intanto ci corre l'obbligo di una puntualizzazione. Tutte le fonti
storiche, compresi gli atti notarili relativi e la prestigiosa Guida
rossa “Basilicata” del Touring club Italia, chiamano la struttura
medioevale “Palazzaccio”. Quanti si ostinano a chiamarlo “Palazzo
baronale”, per un sottinteso “buonismo”, sono fuori dalla
realtà storica.
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