È tornato alla casa del Padre, a Rivoli (TO), Carmine Laguardia, uno dei tanti figli della Basilicata emigrato a Torino nel 1968 per lavorare nei grandi stabilimenti della Fiat. 🏭
Erano tempi duri per noi ma l’ondata di lucani in Piemonte contribuì a rendere grande l’industria di quegli anni. La storia con la "S" maiuscola la scrivono le persone semplici, il popolo, non solo regnanti e presidenti.
Carmine e la sua famiglia superarono il trauma del distacco grazie al lavoro, alla dedizione e al progresso. Ma il legame con Rotondella, Policoro e il Metapontino non si è mai spezzato: 🌾
- Ogni estate e ogni vacanza lo vedevano ritornare nella sua terra.
- La Basilicata viveva nella sua anima, tra poesie, canzoni e ricordi.
📘 Il libro e la poesia "Ciao, Policoro"
Il suo amore per le radici si è concretizzato nel libro "Semplicemente per amore - Raccolta di pensieri, emozioni, ricordi". Tra le pagine spicca la poesia "Ciao, Policoro", dedicata alla sua partenza in treno nel 1968. 🚂
Un'opera che ebbi l’onore di leggere personalmente ai Giardini Murati di Policoro, in occasione della Festa dell’emigrante che proprio Carmine, insieme al fratello Cosimo (maestro fisarmonicista), ideò e organizzò. 🪗
Ricordo ancora l'emozione di quel momento. Carmine mi disse con le gambe che tremavano: «Dottore, per favore, leggila tu». La lessi con profonda commozione.
Carmine Laguardia è stato un uomo autentico del nostro tempo. La malattia lo ha portato via, ma il suo ricordo resterà vivo nell'affetto della famiglia e di tutti coloro che gli hanno voluto bene. ❤️



