Venerdรฌ scorso a Palazzo San Gervasio si รจ parlato di CPR, i cosiddetti
“Centri di Permanenza per i Rimpatri”, ma non si รจ trattato di un semplice
convegno. ร stato un incontro intenso di volti, di storie e di testimonianze,
fortemente voluto dall’Associazione “Tutti Migranti” di Metaponto.
Un incontro a cui hanno partecipato altre realtร associative, tra cui
l’Assemblea Lucana No CPR, avvocati, medici, operatori sociali, la Garante dei
diritti delle persone detenute o private della libertร personale della
Provincia di Potenza, e semplici cittadini desiderosi di comprendere quello che
c’รจ “oltre le gabbie della bestialitร ”. Qui riportiamo, integralmente, il post
pubblicato oggi sulla pagina Facebook di Libera Basilicata a firma della stessa
libera e dell’associazione migranti tutti.
Lorenzo Figoni, autore di “Gorgo CPR: tra vite perdute, psicofarmaci e
appalti milionari”, Nicola Cocco, infettivologo della Societร Italiana di
Medicina delle Migrazioni (SIMM) e Rete Mai piรน Lager – No CPR, e Fabrizio Coresi,
esperto di migrazioni per Action Aid, ci hanno raccontato quello che sono i
CPR, dal punto di vista ammnistrativo e giuridico, sanitario e sociale.
Hanno descritto gli interessi che vi ruotano intorno e la loro
evoluzione nel tempo, evidenziando, perfino, la loro totale inutilitร anche
riguardo al tema dei rimpatri.
Ma, soprattutto, รจ stata raccontata, anche attraverso immagini e piccoli
video strappati al silenzio, la realtร dei CPR, luoghi di disumanizzazione,
dove le persone non hanno piรน un nome, ma solo un numero: la “cosificazione”
dell’essere umano, come l’ha definita il dott. Cocco.
Questi moderni lager non sono semplici luoghi di passaggio, sono luoghi
che lasciano il segno per sempre, nel corpo e nell’anima di chi รจ vi รจ
rinchiuso, contro la nostra stessa Costituzione, senza aver commesso alcun
reato.
In una serata cosรฌ รจ stato emozionante per tutte e tutti ascoltare la
voce di Gildo Claps, attraverso il breve video che ci aveva inviato da Goma,
prima del suo viaggio di ritorno in Italia. Glielo avevamo chiesto, perchรฉ ci
sembrava importante questo legame con l’Africa, il principale luogo di partenza
delle migrazioni.
Goma, capoluogo della provincia del Nord Kivu, nella parte orientale
della Repubblica Democratica del Congo, รจ letteralmente un inferno in terra,
con un milione di abitanti e altrettanti sfollati, vittime della guerra in atto
tra l’esercito regolare e i ribelli dell’M23, che oggi controllano la cittร .
A Goma i volti dei bambini raccontano storie di madri morte di parto e
di padri uccisi in guerra. E a Goma, grazie al VIS, Volontariato Internazionale
per lo Sviluppo, Gildo, mamma Filomena e tutta la famiglia, con l’aiuto di
tante persone, stanno realizzando il sogno di Elisa di diventare medico e di
lavorare in Africa per le persone piรน povere.
Ma ieri abbiamo toccato con mano un paradosso. Nel vedere le immagini e
i brevi video che Gildo ci ha inviato, sembrava che l’umanitร provenisse
dall’inferno di Goma, dove, nella miseria e nella sofferenza piรน atroce, si
riesce incredibilmente anche a sorridere.
Mentre noi, complici di quell’orrore, siamo capaci, qui, di creare i
lager di Stato. Pensate che in alcuni CPR non rimuovono neanche piรน i pezzi
degli stracci a cui i “trattenuti” si impiccano o tentano di impiccarsi.
Goma non รจ neanche uno dei principali luoghi di provenienza dei
migranti. Da lรฌ, forse, non รจ solo materialmente difficile organizzare un
viaggio, ma รจ perfino mentalmente impossibile costruire un sogno di vita.
E noi, che siamo in gran parte responsabili di quell’inferno, armando la
mano di chi deve proteggere gli interessi delle multinazionali in una terra
ricca di minerali preziosi, siamo anche i responsabili della piรน crudele
devastazione fisica e psichica di coloro che riescono ad arrivare.
In mezzo ci sono il deserto, altri lager, il mare, e tutti i nomi che
non saranno niente per nessuno.
Incontri come quello di ieri ci spingono, ancora una volta, a guardare
nello specchio della nostra disumanitร , a guardare attraverso le lenti delle
storie e dei luoghi dimenticati, dove perรฒ, come a Goma, si costruisce,
incredibilmente, speranza.
ร necessario parlarne, ascoltare le voci dei testimoni, degli operatori
di umanitร , e provare a fare la nostra parte.
ร un impegno immane, forse, ma รจ anche una questione di cambiamento di
prospettiva sulle migrazioni, che richiede di agire su tre fronti:
l’Africa, in temini di assistenza, scuola, educazione, ma soprattutto
giustizia;
l’accoglienza e la dignitร del lavoro: la vergogna del caporalato, che รจ
il volto di un’economia costruita sulla schiavitรน, sui diritti negati, sulla
disumanizzazione;
la terza cosa per cui dovremmo tutti attivarci, forse la prima, รจ la
chiusura di tutti i CPR, che sono lo specchio piรน infame di quello che siamo e
la lente attraverso cui si rivelano gli orrori degli inferni dimenticati, come
Goma, di cui siamo complici e responsabili.
Un’immagine, che abbiamo ripreso durante l’incontro, รจ quella, che in
tanti ricorderanno, dei tre piccoli uomini appollaiati sul timone di una
petroliera, disidratati, infreddoliti, affamati, arrivati incredibilmente vivi
sulle coste dell’Europa. Come definire questi uomini se non eroi del sogno e
della speranza? E se, invece, di riservare a loro la nostra cieca disumanitร ,
acquisissimo da loro un po’ di quel sogno e di quella speranza?
Confidiamo, allora, nel fatto che incontri come quello di venerdรฌ sera,
i diversi interventi, le testimonianze, lo sguardo profondo sulle migrazioni,
siano una spinta in piรน per ciascuno di noi per metterci in cammino, fare rete,
provare a tenere insieme le tante esperienze positive, per credere che dei
passi verso una nuova umanitร siano davvero possibili.
COORDINAMENTO LIBERA BASILICATA
ASSOCIAZIONE TUTTI MIGRANTI METAPONTO
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