“Quello che oggi intendiamo
denunciare è il diverso e contraddittorio atteggiamento assunto dalla Regione
Basilicata su due progetti strategici finanziati nell’ambito della medesima
misura nazionale”.
Lo dichiarano il Vice Presidente del Consiglio regionale della
Basilicata, Angelo Chiorazzo, e il Capogruppo di Basilicata Casa Comune, Gianni
Vizziello, nel corso della conferenza stampa tenutasi questa mattina in
Consiglio regionale. Il resoconto dell’iniziativa è stato riportato dall’Agenzia
di stampa del Consiglio regionale Consiglio informa.
“Sul Green Digital Hub di Tito - spiegano gli esponenti di BCC - la
Regione Basilicata, pur essendo partner istituzionale del progetto e pur
insistendo l’intervento su un’area pubblica e su immobili già di proprietà
regionale, quale l’area ex Liquichimica, ha progressivamente accompagnato il
progetto verso un vero e proprio binario morto amministrativo, fino al
sostanziale definanziamento dell’intervento. Eppure per mesi sono state
utilizzate motivazioni legate alle problematiche ambientali e alla bonifica
dell’area ex Liquichimica che appaiono in contrasto con gli atti ufficiali
acquisiti. Il Ministero dell’Ambiente aveva infatti espresso valutazioni
preliminari positive, chiarendo che nulla ostava alla realizzazione del
progetto, mentre la conferenza di servizi, indetta dalla stessa Regione, si era
conclusa positivamente con l’approvazione degli esiti istruttori. La Regione
Basilicata aveva inoltre impegnato risorse pubbliche per la validazione del
progetto Green Digital Hub, riconoscendone dunque la concreta attuabilità
tecnica e amministrativa e prorogato il contratto al Direttore Generale del
Dipartimento Programmazione, in quiescenza, in quanto individuato come stazione
appaltante”.
“Va inoltre ricordato - aggiunge Graziano Scavone, già Sindaco di Tito,
intervenuto questa mattina nel corso della conferenza stampa - che l’intervento
di riqualificazione ricadeva nell’area industriale di Tito, riconosciuta quale
Sito di Interesse Nazionale per l’inquinamento ambientale, un territorio che da
anni attende interventi concreti di bonifica. Una situazione talmente grave da
aver determinato persino il Commissariamento degli interventi, certificando di
fatto il fallimento della Regione Basilicata nella realizzazione delle opere di
bonifica. Su questi ritardi insistono inoltre inchieste giudiziarie finalizzate
ad accertare eventuali responsabilità e il danno ambientale prodotto. Per
questo appare ancora più incomprensibile la scelta di lasciare spegnere un
progetto di riqualificazione, innovazione e rilancio industriale atteso da anni
dalla comunità titese”.
“Appare quindi singolare — continuano gli esponenti di BCC — che, mentre
il progetto di Tito veniva progressivamente abbandonato, il finanziamento
ministeriale originariamente assegnato al Green Digital Hub sia stato
successivamente reimpiegato per sostenere il progetto ‘SI FA - Società &
energia: il Futuro della Basilicata’, rispetto al quale la Regione non solo è
subentrata, ma ha assunto addirittura il ruolo di soggetto proponente, soggetto
attuatore e stazione appaltante. Così come appare quantomeno riduttivo che, in
un progetto finalizzato al contrasto della povertà energetica, non risultino
coinvolte le compagnie energetiche che operano sul territorio regionale e che
avrebbero potuto rappresentare un interlocutore strategico rispetto agli
obiettivi dichiarati dell’intervento”.
“Emergono, inoltre, ulteriori elementi di forte inopportunità politica e
istituzionale. A differenza del Green Digital Hub, che insisteva su un’area
pubblica regionale, il progetto ‘SI FA’ riguarda infatti un’area e un immobile
privati, appunto quelli dell’ex Zuccherificio di Policoro, relativamente ai
quali dagli atti emerge una promessa di vendita in favore della società ‘La
Cascina Costruzioni s.r.l.’, presieduta dall’attuale Assessore regionale alla
Salute, Cosimo Latronico, all’epoca della sottoscrizione degli accordi di
partenariato. Circostanza che assume inevitabilmente rilievo politico anche
alla luce del fatto che oggi il Dipartimento regionale competente per le
funzioni di stazione appaltante e centrale unica di committenza risulta
assegnato all’area amministrativa riconducibile al medesimo assessorato”.
“Per queste ragioni - continuano Chiorazzo e Vizziello - abbiamo
presentato una articolata interrogazione consiliare e una richiesta di accesso
agli atti finalizzate ad acquisire tutta la documentazione amministrativa,
tecnica, patrimoniale e finanziaria relativa sia al Green Digital Hub sia al
progetto ‘SI FA’, compresi gli atti relativi alla disponibilità e all’eventuale
acquisizione dell’immobile dell’ex zuccherificio di Policoro, anche alla luce
del fatto che tra le spese finanziabili dal progetto risultano ricomprese
quelle relative all’acquisizione di terreni e fabbricati. Chiediamo al
Presidente Bardi di offrire risposte chiare ai nostri interrogativi, di
spiegare se fosse pienamente a conoscenza di tutti gli elementi e dei dettagli
relativi al progetto ‘SI FA’ e soprattutto di dare finalmente una risposta alla
comunità di Tito, privata di un progetto strategico atteso da anni”.
“La politica e i rappresentanti istituzionali - concludono Chiorazzo e
Vizziello - non devono alimentare competizione o contrapposizioni tra
territori. Tito e Policoro meritano entrambe sviluppo, investimenti e
opportunità. Non stiamo formulando accuse, ma riteniamo necessario fare piena
chiarezza sulle scelte compiute dalla Regione Basilicata, affinché i
finanziamenti pubblici siano gestiti secondo criteri di trasparenza, linearità
amministrativa e totale chiarezza politica, anche nei confronti delle comunità
locali interessate. I lucani hanno diritto di conoscere fino in fondo come e
perché siano state assunte queste decisioni”.