
SCANZANO JONICO (MT) – La città
della pace, una volta destinata ai bambini vittima dei conflitti, e poi a
centro di accoglienza per migranti, è lì, cantiere abbandonato, tra le erbacce,
a Terzo Cavone, dopo l’avvio dei lavori ben 18 anni fa La zona dove nel 2003 il
Governo Berlusconi terzo aveva ubicato il cimitero atomico d’Italia. Non se ne
fece nulla. E la Regione Basilicata, governatore Vito De Filippo, accetto la
proposta del Premio Nobel per la pace, Betty Williams, di costruire sull’area
un centro di vita e non di morte: la Città per i bambini vittima dei conflitti.
Progetto poi tramutato, sull’onda delle necessità di lavoratori stagionali e
non a servizio dell’agricoltura, in centro di accoglienza migranti. Un progetto
regionale approvato dalla prima Giunta Bardi. Ma da allora il nulla. Così,
stamane siamo stati nel cantiere abbandonato. Abbiamo scattato le foto che
corredano questo post. Tutto in declino, erbacce all’esterno, materiali edili abbandonati
all’interno, mura cadenti. Occorrerebbe completarlo per accogliere un centinaio
di migranti affinchè siano ospitati nel periodo delle grandi raccolte nei
campi. Assistiti da cooperative o enti assistenziali. Nella correttezza, nella
normalità, integrati con le comunità locali.
La vergogna del Metapontino,
infatti, è che sono migliaia le braccia provenienti dall’Africa o dall’Asia al
lavoro ogni giorno nei campi ma non c’è neanche un posto pubblico a loro
disposizione per dormire la notte. Così sono costretti a viaggiare dalla Calabria.
Lì trovano case dove dormono, magari, in 10 per camera e trovano i caporali con
minivan che li trasportano in Basilicata. Facendosi pagare il viaggio. Tutto in
regola per il datore di lavoro: vengono in macchina, un problema loro. Ma chi
dà i minivan con cui si spostato, spesso in soprannumero, per arrivare qui agli
autisti? Chi fornisce loro i mezzi, carburante, spese, necessarie se poi i
migranti vengono pagati, magari con bonifico, entro il giorno 10 del mese
successivo a quello di lavoro? E qui ecco che torna il grande capitolo
denunciato da uno dei sopravvissuti alla strage di Amendolara: “La mafia afgana
collabora con quella italiana”. In Calabria, evidentemente, afgani, pakistani, indiani,
trovano da dormire, da viaggiare, da vivere. Ma alle condizioni di chi li
trasporta ogni giorno sui campi. E’ qui il nodo del moderno caporalato che
parla straniero. E qui che un minivan, nell’ottobre scorso, con dieci persone a
bordo invece che sette, fa incidente e muoiono in quattro. E’ ad Amendolara
(CS), di ritorno da Scanzano Jonico (MT), che alla richiesta del contratti e
buste paga tre pakistani ed un afgano vengono arsi vivi.
Perchè viaggiare? Perché non
creare in loco le possibilità abitative e di accoglienza? Che fine hanno fatto
i finanziamenti per la Città della pace di Scanzano Jonico? “Persi – ha risposto
Pietro Simonetti, del Cseres e già componente del Tavolo anti caporalato nazionale
oltre che profondo conoscitore del problema. I finanziamenti per il completamento,
cinque milioni di euro, sono andati persi. Il manufatto, iniziato a costruire
18 anni fa, passò dal Comune alla Regione Basilicata per la realizzazione dell'intervento
di completamento. Ma la perdita di tempo, le resistenze politiche, le omissioni
nel definire l'appalto integrato hanno determinato la scadenza del progetto: in
una parola la perdita del finanziamento. Ho registrato la notizia proprio ieri
sera da fonte regionale”. Ma c’è di più. Ancora Simonetti: “La mancata attuazione negli ultimi due anni dei servizi di
accoglienza stagionali assegnati dalla Regione ad una Cooperativa per il Metapontino
secondo la gestione delle misure Su.Pr.Eme 2”.
Ed il cerchio si chiude. Nessun posto letto pubblico
nei comuni dell’arco jonico lucano per i lavoratori necessari alla raccolta delle
fragole e degli altri prodotti ortofrutticoli. Utili di giorno sì ma di notte
no. Costretti a viaggiare. Dalla Calabria. Con tutti i rischi del caso. Non
bastano i pianti, le sfilate, le dichiarazioni. Occorre risolvere alla radice il
problema dell’accoglienza dei migranti impiegati nell’agricoltura del Metapontino
nello stesso Metapontino!
Attesa risposta dalle
istituzioni.
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