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Salandra, ogni partita di Serie A al Palasaponara non è soltanto sport. È molto
di più. È una storia di affetto, di porte aperte, di tavole apparecchiate e di
legami che nascono quasi per caso, ma che finiscono per diventare famiglia. Una
storia raccontata sulla pagina Facebook della società e che noi abbiamo voluto proporre
ai nostri follower. Eccola.
Tra gli spalti pieni di entusiasmo e bandiere del CMB, ormai ci sono
volti diventati simbolo di questo calore tutto lucano: quelli delle signore
Titina, Vincenza e Anna. Tre donne semplici, autentiche, innamorate della loro
comunità, che da quest’anno hanno trovato tre nuove “figlie adottive”:
Federica Belli, Alessia Valendino e Debora Vanin, brasiuliana, tre atlete del CMB arrivate a Salandra per inseguire un
sogno sportivo e finite per trovare molto di più.
Tutto è nato dalla quotidianità. Un saluto sulle scale, una chiacchiera
davanti al portone, un piatto preparato “in più”. Poi, lentamente, quel
rapporto si è trasformato in qualcosa di speciale. Durante la settimana le
ragazze bussano spesso a casa delle tre signore: si cucina insieme, si
preparano ricette tradizionali, si ride, si raccontano storie di vita e si
condividono nostalgie e sogni.
Le atlete, lontane dalle loro famiglie e provenienti da esperienze
diverse, hanno trovato in quelle case il calore che spesso manca quando si vive
per lo sport. Titina insegna i segreti della cucina di una volta, Vincenza
controlla che nessuna mangi troppo poco prima degli allenamenti, Anna invece
non perde occasione per riempire il tavolo di dolci e consigli, proprio come
farebbe una nonna.
E in cambio, quelle ragazze hanno portato energia, giovinezza e affetto.
Hanno trasformato tre semplici tifose in sostenitrici appassionate del CMB. Al
Palasaponara oggi Titina, Vincenza e Anna vivono ogni azione con il cuore in
gola, esultano, soffrono, applaudono. Perché ormai quelle maglie non rappresentano
più soltanto una squadra: rappresentano “le loro ragazze”.
La cosa più bella è forse proprio questa: vedere come lo sport riesca ad
abbattere ogni distanza. Età diverse, storie diverse, abitudini diverse. Eppure
unite da qualcosa di potentissimo: il senso di appartenenza. In un mondo che
spesso corre troppo veloce, Salandra racconta ancora il valore delle relazioni
vere. Racconta che una comunità può diventare famiglia anche senza legami di
sangue. Racconta che lo sport non crea soltanto atlete e risultati, ma
costruisce amicizie, affetto e umanità. Così, nei giorni delle partite, mentre
il Palasaponara si riempie di cori e passione, sugli spalti ci sono anche tre
signore che guardano il campo con occhi pieni d’orgoglio. Come farebbero delle
nonne con le proprie nipoti.
Ed è forse questa la vittoria più bella del CMB: aver trasformato
Salandra in una casa aperta al mondo, dove giovani ragazze arrivate da lontano
non si sentono più sole, ma amate.