 |
ROTONDELLA. LA MAPPA DEL SITO ENEA-SOGIN
|
COVA CONTRO, MEDICI PER L'AMBIENTE E MEDITERRANEO NO
TRIV: “ALLA TRISAIA, PER ARPAB, L'INQUINAMENTO CHIMICO HA RAGGIUNTO
LA PARTE ESTERNA DEL SITO”
IL COMUNICATO STAMPA DIFFUSO DALLE TRE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE
Il giorno 1 Aprile 2021 le associazioni ambientaliste
Cova Contro, Medici per l'Ambiente Basilicata e Mediterraneo no triv
hanno esposto durante l'evento in streaming registrato e pubblicato
da Jonica Tv ( https://www.facebook.com/watch/?v=637384093762348)
hanno illustrato le iniziative assunte a seguito della rilevante e
grave contaminazione da sostanze chimiche presso il centro di ricerca
Enea al cui interno sorge l'impianto ITREC (impianto di Trattamento e
Rifabbricazione di Elementi Combustibili), un impianto nucleare sorto
ed utilizzato per la conservazione e sperimentazione del
ritrattamento del combustibile nucleare derivato da un ciclo torio –
uranio. Già nell'anno 2017 con denuncia del 9 dicembre e ratificata
presso la stazione dei Carabinieri di Policoro, le associazioni
avevano segnalato che dal 2003 la società di Stato Sogin spa si
occupa dello smantellamento del detto impianto nucleare
(cd.decommissioning) e della gestione dei rifiuti radioattivi
presenti in situ e che, purtroppo, negli ultimi anni
sono stati accertati molteplici gravi episodi di inquinamento
riconducibili al detto sito (a titolo esemplificativo : rottura della
condotta di scarico a mare nel 2003, poi sostituita nel 2008;
percolamento di liquido acquoso da una parete esterna di un monolite
in cemento armato contenente rifiuti radioattivi, nel 2014; anomalie
rilevate dall'ARPAB nel corso della bonifica relativamente alla fossa
7.1, come da nota dell'11.09.2014, in aggiunta a 13 precedenti
anomalie / incidenti già censiti da ENEA, senza contare il
percolamento di liquido radioattivo verificatosi nel monolite della
fossa irreversibile nell’agosto 2014. Successivamente, ed in
particolare a far data dal giugno 2015, la stessa Sogin, unitamente
all'ENEA, aveva pubblicamente diffuso la notizia del ritrovamento di
sostanze inquinanti, altamente cancerogene, nelle acque di falda
superficiali all'interno del perimetro dello stabilimento (cromo
esavalente, idrocarburi, trielina etc.) per ciò stesso riconoscendo
un’ avvenuta e rilevante contaminazione chimica.
Purtroppo la contaminazione chimica si è estesa
anche all’esterno del perimetro ENEA, sia per la matrice suoli che
per le falde annoverando altri inquinanti non presenti in falda ma
rilevata da Arpab e Sogin nella matrice suoli ( vanadio, berillio e
tallio ). Già con nota formale del 1.9.2017 l'Arpab sottolineava la
preoccupante circostanza del superamento del CSC per il cromo
esavalente nel piezometro SP35 ubicato a valle idrogeologica sul
confine di proprietà del Sito ITREC-ENEA e che ciò rendeva
necessario e urgente predisporreuna tempestiva misura di sicurezza
per le acque sotterranee al fine di scongiurare la migrazione del
Cromo esavalente verso l'esterno del Sito, considerato che il
piezometro CM1 esterno al sito ubicato parallelamente al tracciato
della condotta a mare dello scarico ITREC fa registrare una
concentrazione di Cromo VI nell'acqua sotterranea quasi prossima al
limite previsto.L' ARPAB aveva evidenziato la presenza di superamenti
delle Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC) dei limiti
normativi previsti nel d. lgs n. 152/2006 non solo relativamente alla
matrice acqua sotterranea ma anche al suolo profondo e superficiale
(top soil), come da nota prot 10326 del 01 settembre 2017 dell'ARPAB.
In particolare, dalla detta nota si desumeva una
significativa contaminazione da Alifati Clorurati Cancerogeni (in
prevalenza Tricloroetilene) e da Cromo Esavalente; il Tricloroetilene
presenta concentrazioni fino a quasi 500 volte superiori al limite
normativo previsto (703 ug/l rispetto al limite stabilito nel d. lgs.
152/2006 di 1,5 ug/l) mentre il Cromo VI ha concentrazioni al disopra
del limite normativo (18 ug/l rispetto a 5 ug/l nel piezometro C08 e
9 ug/l rispetto a 5 ug/l nel piezometro SP21). Già nel 2017 l'Arpab
sottolineava la preoccupante circostanza del superamento del CSC per
il cromo esavalente nel piezometro SP35 ubicato a valle idrogeologica
sul confine di proprietà del Sito ITREC-ENEA il “che rendeva
necessario e urgente predisporre una tempestiva misura di sicurezza
per le acque sotterranee al fine di scongiurare la migrazione del
Cromo esavalente verso l'esterno del Sito”,considerato che il
piezometro CM1 esterno al sito ubicato parallelamente al tracciato
della condotta a mare dello scarico ITREC fa registrare una
concentrazione di Cromo VI nella acqua sotterranea quasi prossima al
limite previsto. Inoltre, con elaborato del 2.12.2017“ Analisi
di Rischio sanitario-ambientale sito specifica del sito
potenzialmente contaminato della Trisaia (Mt) in attuazione degli
articoli 245 e 242 del dlgs 152/06 ss.mm.ii. “ pubblicato sul
sito Istituzionale del Comune di Rotondella-Sezione Informazioni
Ambientali, si indicava, nello specifico nelle conclusioni (pag. 178
e segg) la necessità di prevedere un intervento di messa in
sicurezza operativa ex art. 240 comma 1 lett. m) del dlgs 152/2006 e
di contenimento della contaminazioneda mettere in atto in via
transitoria fino all'esecuzione della bonifica o della messa in
sicurezza permanente.
Tuttavia, nonostante queste importanti prescrizioni e
da assumere al fine di scongiurare la migrazione, a valle e
off-site, degli inquinanti, con relazione ARPAB DEL 15.10.2020 Prot.
g. 0018106/2020 e come pubblicato sul sito istituzionale del ComunEdi
Rotondella sezione informazioni ambientali, emerge un dato di
assoluta gravità. In effetti, veniva esposto quanto segue: che il
monitoraggio del laboratorio Arpab aveva messo in evidenza la
presenza di superamenti delle CSC non solo nei piezometri interni al
sito ma anche in quelli esterni ( CM1 e SPB6 ubicati sotto la statale
Jonica 106. AL riguardo Arpab dichiarava che:
Emerge così chiaramente che la diffusione degli
inquinanti,tutti di assoluta pericolosità per la salute, ha
raggiunto il punto esterno del sito inquinato,e nello specifico il
parametro del tricloroetilene nel pieziometro CM1 è raddoppiato
passando da una concentrazione di 1,2 ug/l a quello di 2,4 ug/l
mentre quello normato è di 1,5 ug/l.
A questo punto è necessario comprendere e
individuare le ragioni e/o omissioni che hanno impedito, a chi di
competenza, di adottare quanto specificato nel documento Analisi del
Rischio Sanitario Ambientale, ossia l'adozione di “tutti gli
interventi di bonifica dovranno essere progettati e attuati tenendo
conto dell’attuale configurazione del sito e della possibile
tendenza di migrazione degli inquinanti in aree esterne al sito,
principalmente in direzione del flusso di falda”, precisazione
opportuna questa e per comprendere che con l'analisi del rischio era
stato, e come già detto, ampiamente sottolineata l'importanza,
nonché urgenza, di realizzare una serie di interventi da
mettere in atto in via transitoria fino all'esecuzione della
bonifica o della messa in sicurezza permanente.
In sostanza, se le misure, ripetiamo da adottare
anche in via transitoria, e per impedire la diffusione degli
inquinanti in aree esterne al sito, sono state eventualmente
adottate e rispettate nella modalità di esecuzione e della
tempistica ( valutazioni non accertabili dai denunciati attesa la
mancata pubblicazione sui siti istituzionali del Piano Operativo di
Bonifica-POB) ,per le associazioni ambientaliste si rende opportuno
comprendere e quindi indagare sulle ragioni e/o le omissioni che
hanno determinato la presunta violazione delle prescrizioni da
adottare e per impedire quanto poi è accaduto, ossia la diffusione
degli inquinanti in aree esterne al sito, con particolare
riferimento a quanto è stato disposto ed eseguito dai vari
direttori disattivazione impianti Sogin e Enea.
La gravità della situazione è anche connessa
all'evidente e accertata pericolosità delle sostanze chimiche sopra
indicate e nello specifico con relazione del Ministero della Salute
che evidenzia la pericolosità delle predette sostanZe chimiche. Per
questo motivo, considerato che non sono stati pubblicati sui siti
istituzionali, i dati e i tempi certi sulle operazioni di bonifica
del sito Itrec, ove peraltro è in corso di costruzione un deposito
per lo stoccaggio “provvisorio” di scorie nucleari già
custodite presso il medesimo sito (da trasferirsi poi presso il
deposito nazionale, ove mai lo stesso dovesse effettivamente essere
realizzato) e considerate anche le gravi ripercussioni che simili
episodi possano aver causato e causare ancora al territorio
circostante ed alla salute degli esseri viventi ivi stanziati, e la
sostanziale inerzia – per quanto consta agli scriventi - delle
locali pubbliche amministrazioni rispetto agli obblighi sulle stesse
gravanti ex lege (circostanza rilevante in
particolare exart. 54 d lgs n. 267/2000), e valutato che a
tutt'oggi e a fronte dei gravi rilievi sopra esposti,non appare
essere stato aggiornato e/o modificato il Piano di
Caratterizzazionee il Piano di Analisi del Rischio a seguito
dell'accertata migrazione degli inquinanti in area esterna al sito
contaminato, le associazioni hanno inviato una nota formale
all'autorità giudiziaria al fine di verificare gli accadimenti di
cui sopra. Una nota a parte merita la preoccupante situazione delle
rilevanti compensazioni ambientali che i vari comuni ricevono e per
adottare anche misure di tutela delle risorse idriche e bonifica dei
siti inquinati. Con una delibera del Consiglio Comunale di Policoro
n. 31 del 20.11.2017 era stata approvata la mozione del 20.11.2017 e
che impegna il Sindaco e la Giunta a destinare tutte le somme
necessarie, provenienti dalla “Ripartizione indennità
compensativa rifiuti radioattivi” e “per dotare il territorio di
un sistema di monitoraggio ambientale da intendersi quale sistema di
controllo autonomi, per tutta la durata delle operazioni di bonifica
del sito ITREC, e oltre , se ritenuto opportuno, con l'obbligo di
periodica e tempestiva diffusione sul sito istituzionale” .
Sono passati ben tre anni da queste belle promesse e
nulla è stato fatto. Quindi, non solo il monitoraggio non è stato
adottato, ma neppure troviamo pubblicate sul sito istituzionale del
Comune di Policoro, sezione informazioni ambientali, i predetti dati,
il tutto mentre la contaminazione chimica ha superato il perimetro
del sito Enea e ha raggiunto la parte esterna.
A questo punto ci chiediamo, ed è lecito domandare,
come sono stati utilizzati quei soldi?
COVA CONTRO, MEDICI PER L'AMBIENTE, MEDITERRANEO NO
TRIV