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mercoledì 19 febbraio 2020

SANITA' BASILICATA IN ROSSO. PASSIVO 2018 A 38.371.819 EURO. SALDO NEGATIVO PER I RICOVERI FUORI REGIONE



Il “business” interregionale raggiunge i 4,6 miliardi. Lombardia in testa tra le più ricercate, soprattutto per l’alta specialità

QUOTIDIANOSANITA'.IT

27 GEN - Mobilità sanitaria: nel 2018 circa 736mila pazienti (una media di circa il 9% dei ricoveri) sono stati curati in Regioni diverse da quelle dove sono residenti. E questi “spostamenti” valgono economicamente più di 4,6 miliardi di dare/avere tra Regioni. In dodici Regioni i pazienti “usciti” sono più di quelli “entrati” per le cure (Piemonte, Valle d’Aosta, Trento, Liguria, Marche, Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna). Ma le Regioni che economicamente sono in debito con altre che hanno curato i loro pazienti sono quattordici: alle dodici precedenti si aggiungono Bolzano e Lazio. Questo per la caratteristica delle cure: quando entra in gioco l’alta specialità il costo si alza e la Regione va in rosso. 

Analizzando la mobilità dei pazienti, le Regioni più ricercate sono sempre Lombardia (con un saldo di mobilità positivo, la differenza cioè tra chi è uscito e chi è entrato nella Regione, di 100.641 pazienti), seguita dall’Emilia Romagna (64.967) e dalla Toscana (28.539). Al contrario i saldi maggiormente negativi li hanno registrati nel 2018 Campania (-55191), Calabria (-48.032) e Sicilia (-36104) con la Basilicata a – 6390. 

Classifiche che si riflettono anche sugli importi di dare/avere: la Lombardia incassa infatti 808,7 milioni circa, l’Emilia-Romagna 357,9. Al terzo posto però non c’è la Toscana – sempre per il livello di specializzazione delle cure - che è quarta con 148,3 milioni, ma il veneto con 161,4 milioni e una mobilità di pazienti attiva per 10.234 unità. E' in questa graduatoria che la Basilicata ha un saldo negativo di – 38.371.829 euro.

Osservando poi dove si sono diretti i pazienti curati al di fuori della Regione di residenza, si vede che praticamente in tutte le Regioni del Nord la mobilità è quella cosiddetta “di confine”, verso una Regione vicina cioè, che viene considerata abbastanza fisiologica.


Tra le Regioni del Centro invece uniche eccezioni sono alcuni ricoveri che dalla Toscana e dalle Marche sono registrati in Lombardia.

Al Sud invece, tranne Abruzzo (una delle tre Regioni di maggior esodo non confinante è l’Emilia-Romagna), Molise e Basilicata, per le altre tra le mete maggiori di ricovero c’è sempre la Lombardia, l’Emilia Romagna o la Toscana e, più vicino ad alcune, ma distante da altre, il Lazio. Le Regioni meno ricercate, a parte la Valle d’Aosta a Nord e il alcuni casi Bolzano, sono quasi sempre le Regioni del Sud.

La verifica che spesso la ricerca di Regioni specifiche per determinati ricoveri in casi di alta specialità viene dall’analisi possibile con le SDO 2018 dei ricoveri per tumore e per le terapie collegate.

In questo caso infatti (questo tipo di ricoveri sono circa il 10% del totale) la Lombardia (tranne per il Molise dove la mobilità per queste prestazioni è di confine) è una costante per tutte le Regioni tra le prime tre di ricovero e in parte per quelle del Sud lo è anche il Lazio.
Un dato questo che mette in risalto un ulteriore tipo di divisione Nord-Sud: quello sull’organizzazione dell’alta specialità.



Il ministero della Salute, nella relazione che accompagna le SDO 2018, sottolinea che l'andamento della mobilità interregionale negli anni 2010-2018 pur con qualche leggera variazione, la percentuale di ricoveri in mobilità per ciascun tipo di attività e regime di ricovero si mantiene costante: circa l’8% per l'attività per acuti in regime ordinario, 9% per l'attività per acuti in regime diurno, 16% per la riabilitazione in regime ordinario, 10% per la riabilitazione in regime diurno, e 6% per l'attività di lungodegenza.

Fonte: ministero della Salute SDO 2018

Giovedì 30 GENNNAIO 2020

domenica 16 febbraio 2020

QUANDO LA GAZZETTA E' PER SEMPRE

A mio padre, assiduo lettore de La gazzetta del mezzogiorno, mettemmo una copia, quella della data della sua morte, nella bara. Ed io ho dato ed avuto tanto dal quotidiano più importante di Puglia e Basilicata. Sono al fianco del Comitato di redazione per la lotta per la sopravvivenza del giornale.


LA VERTENZA «GAZZETTA» NON È ANCORA RISOLTA: «NON POSSIAMO PERDERE IL NOSTRO GIORNALE»
Il messaggio ai lettori: ecco cosa potrebbe accadere presto
Il Comitato di Redazione


Cari Lettori, dopo un lungo silenzio torniamo a parlarvi in prima persona della «Gazzetta» per dirvi che nei prossimi giorni, forse nelle prossime ore, si decide la sopravvivenza del vostro e nostro giornale. Negli ultimi mesi abbiamo scelto di dedicare ogni energia per garantire un'informazione sempre più completa e allo stesso tempo condurre in silenzio e con spirito di sacrificio una lunga e difficile trattativa per contribuire a costruire il futuro della testata. Ma neanche questo senso di responsabilità è bastato.
La «Gazzetta» è affidata a una gestione commissariale dall'ottobre del 2018, a seguito dell'inchiesta giudiziaria per presunto concorso esterno in associazione mafiosa a carico di Mario Ciancio Sanfilippo, azionista di maggioranza dell'Edisud spa, società editrice del giornale.
Ricordiamo che la testata, in ogni sua articolazione, è totalmente estranea al merito dell'inchiesta condotta dalla Procura di Catania, che ha chiesto e ottenuto il sequestro-confisca anche del pacchetto azionario della Edisud. In questi lunghi mesi abbiamo accettato il taglio delle nostre retribuzioni per consentire al nuovo consiglio di amministrazione di riequilibrare i conti. Analogo sforzo è stato compiuto dagli altri lavoratori del giornale. In questo modo il nuovo Cda, nominato dal Tribunale di Catania, ha potuto mettere a punto un concordato a garanzia dei creditori della Edisud spa.
Questo lungo e faticoso percorso rischia di fermarsi all'ultimo miglio: la Edisud potrebbe ritirare la procedura di concordato in assenza delle indispensabili garanzie finanziarie. Sarebbe una brusca frenata che interromperebbe il difficile percorso di risanamento dell'azienda e di rilancio dell'iniziativa editoriale.
A pagare il conto di questo stallo, alla fine, perdendo il giornale, saremmo noi lavoratori e le comunità di Puglia e Basilicata alle quali ogni giorno continuiamo a dedicare tutto il nostro impegno. Abbiamo sentito il dovere di informarvi, oggi, anche per evitare una beffa: prolungare il silenzio potrebbe far credere che la crisi del giornale sia risolta. In verità, in questi mesi abbiamo sempre ritenuto che il nostro lavoro fosse dar voce alle difficili storie del Mezzogiorno, non utilizzare queste pagine per parlare di noi.
Adesso conta una sola cosa: fare presto. Per anni le imprese e la società civile delle nostre regioni hanno potuto contare sulla «Gazzetta», ora è il giornale che ha bisogno di sostegno. E non è più tempo di tavoli politici perché i tempi della politica non sono più conciliabili con i nostri. In queste ore i giornalisti stanno dialogando con i consiglieri di amministrazione nominati dal Tribunale di Catania, con l'azionista di minoranza dell'Edisud, il prof. Valter Mainetti, nonché con tutti gli interlocutori in grado di scongiurare la scomparsa di una delle più autorevoli voci del panorama editoriale italiano e meridionale in modo particolare.
Vi diamo appuntamento a breve, cari Lettori. Non lasceremo nulla di intentato e siamo pronti a difendere con ogni mezzo a nostra disposizione il valore accumulato dalla «Gazzetta» in quasi 133 anni di storia.

sabato 15 febbraio 2020

SCANZANO J., FOCUS SULL'ASSISTENZA ALL'ANZIANO FRAGILE. VERSO UN WELFARE COMUNITARIO

IL CENTRO SOCIALE PENSIONATI DI SCANZANO JONICO
IL PUNTO SULL'ASSISTENZA DOMICILIARE. LE MIE DIAPOSITIVE SULL'ARGOMENTO PRESENTATE AL CENTRO PENSIONATI DI VIA DE GASPERI













domenica 9 febbraio 2020

SCANZANO JONICO. TUTTI GLI UFFICI COMUNALI NEL PALAZZACCIO? BELLA IDEA, SIGNORE COMMISSARIE

LI DOVE C'ERANO I BARONI DEV'ESSERCI IL POPOLO 

IL PALAZZACCIO
Tutti gli uffici comunali nel Palazzaccio? Già. Da qualche giorno è trapelata la notizia che le tre commissarie nominate dal ministero dell'Interno per reggere per 18 mesi il Comune starebbero lavorando per cogliere tale obiettivo. Rosalia Ermelinda Camerini, Maria Luisa Ruocco e Rosa Maria Simone avrebbero già avviato le prime e necessarie azioni in merito. Per quanto ci riguarda diciamo subito che si tratta di una bella idea. Lì dove c'erano i baroni dev'esserci il popolo. Ovviamente, occorrerà attendere per verificare se l'impegno si concretizzerà ma il “dado” sembra tratto. Il Palazzaccio, così, assumerebbe la sua definitiva collocazione dopo che è divenuto di proprietà pubblica recuperando per intero il suo ruolo di centro vivo e pulsante della cittadina del Metapontino. E che Scanzano Jonico abbia bisogno di un cuore e di una anima è quanto mai necessario dopo lo scioglimento del Consiglio comunale, il 21 dicembre scorso, per infiltrazioni mafiose. Ma cosa pensa di questa idea la cittadinanza? Attese risposte e commenti. Per intanto ci corre l'obbligo di una puntualizzazione. Tutte le fonti storiche, compresi gli atti notarili relativi e la prestigiosa Guida rossa “Basilicata” del Touring club Italia, chiamano la struttura medioevale “Palazzaccio”. Quanti si ostinano a chiamarlo “Palazzo baronale”, per un sottinteso “buonismo”, sono fuori dalla realtà storica.

martedì 4 febbraio 2020

POLICORO. ALLARME FIDAS: “DA DUE ANNI LA BASILICATA IMPORTA SANGUE DA ALTRE REGIONI”

IL CONVEGNO SU “LA DONAZIONE DEL SANGUE: UNO STILE DI VITA". CONSEGNATO UN DEFIBRILLATORE ALLA COMPAGNIA DEI CARABINIERI

IL TAVOLO DELLA PRESIDENZA DEL CONVEGNO FIDAS
POLICORO - “Da due anni la Basilicata ha perso l'autosufficienza nella raccolta del sangue dai suoi donatori ed importa sacche da altre Regioni rimettendoci sia sotto l'aspetto socio-sanitario sia sotto quello economico”. E' l'allarme lanciato nel centro jonico da Antonio Bronzino, del direttivo regionale della Fidas, e da Pancrazio Toscano, segretario regionale, intervenuti nel corso di una manifestazione della locale sezione dell'organizzazione di volontariato. Sezione presieduta da Nicola Pastore, riconfermato nella carica al termine della assemblea annuale. Bronzino e Toscano sono stati relatori nel convegno su “La donazione del sangue: uno stile di vita”, moderato dal giornalista e medico di famiglia Filippo Mele ed a a cui hanno preso parte, con Pastore, anche Tommaso Buono, consigliere comunale, in rappresentanza del sindaco Enrico Mascia, e Nicoletta Angelillo, del Servizio immunotrasfusionale dell'ospedale Giovanni Paolo II. Ovviamente, i due dirigenti regionali Fidas hanno chiesto l'adozione di misure urgenti alla Regione Basilicata per ovviare alla situazione di deficit del prezioso liquido ematico. “La Fidas, intanto – ha detto Toscano – adotterà azioni per elevare l'indice donazionale, vale a dire il numero delle donazioni, dei suoi associati”. Nel corso dei lavori sono venuti fuori, altresì, i benefici effetti della donazione anonima, gratuita e responsabile del sangue per il donatore (prevenzione di numerose patologie, miglioramento della forma fisica, ricambio del proprio sangue, positività etica e morale di un gesto altamente altruistico) e per il ricevente (sicurezza, disponibilità immediata del prodotto “sangue”). Oltre al problema regionale, però, ne è stato evidenziato anche uno locale. Pastore, infatti, ha chiesto al Comune l'impegno per la individuazione di una sede per la sua e le altre associazioni di donatori. Impegno assunto in forma ufficiale dal consigliere Buono. Poi spazio alla consegna di attestati di riconoscimento ai donatori emeriti e di un defibrillatore alla Compagnia dei carabinieri, presente con il capitano Chiara Crupi. 

LA CONSEGNA DEL DEFIBRILLATORE AL CAP. CHIARA CRUPI