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giovedì 2 luglio 2026

CANZONI POPOLARI. OMAGGIO A VINCENZO ROSANO, L’ULTIMO CANTASTORIE DELLA BASILICATA. Concerto dei Duck Folk. Iniziativa dell’Associazione Fatti non foste. Montescaglioso (MT) 5 luglio, Abbazia di San Michele Arcangelo. Leggi la notizia con la biografia dell’autore lucano originario di Montalbano Jonico (MT)

 

Il 5 luglio 2026 presso l'Abbazia di San Michele Arcangelo a Montescaglioso, si terrà un concerto omaggio al cantautore, ricercatore e cantastorie dei canti popolari in Basilicata Vincenzo Rosano.

L'iniziativa è organizzata dall'Associazione di promozione sociale FATTI NON FOSTE”.

Antonio Rosano (voce e chitarra) sarà accompagnato da Claudio Gioia (basso) e Claudio Pennetta (cajon e percussioni).

I tre musicisti lucani suonano insieme dal 2022 e formano il trio di musica popolare “DuckFolk”. Nel loro repertorio propongono brani del cantastorie lucano Vincenzo Rosano (il papà di Antonio), brani della tradizione popolare rivisti in chiave contemporanea e canzoni originali composte da Antonio Rosano.

Le influenze musicali sono le più variegate, dalla musica popolare al country-folk nordamericano, dal rock alla fusion, dal prog-folk al blues.

Il singolo di esordio del trio, dal titolo “Giuannin”, è stato pubblicato il 23 maggio 2023, trentunesimo anniversario della strage di Capaci. La canzone è ispirata alla vita di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

A giugno 2024 il trio pubblica il secondo lavoro “DuckFolk | Live in studio”. A ballate dal ritmo sostenuto, si alternano brani più lenti e riflessivi, tutti cantati in dialetto lucano.

Alleghiamo breve biografia del cantastorie Vincenzo Rosano.

Info e contatti: Antonio Rosano 3492820963 - mail: antoniorosano@alice.it

Vincenzo Rosano (breve biografia)

Vincenzo Rosano (1936-2008) nasce a Montalbano Jonico (MT) da una famiglia di contadini. Dalla giovane età canta in alcune orchestrine presenti in paese. Nel frattempo si dedica alla scrittura di versi in vernacolo.

Nel 1983 quando ormai aveva compiuto 48 anni, decide di passare dalla poesia alla “forma canzone” e, appreso qualche giro armonico di chitarra, scrive: “Nustalgie d’u pajs’ miie”, Ruigghijet’ Muntalban’ e “U latuarn’” che costituiranno il fulcro della sua prima opera “Nustalgie”.

Nel 1991 Vincenzo Rosano entra per la prima volta in sala di registrazione accompagnato dal figlio Antonio (che lo segue in qualità di consulente artistico e che in seguito, realizzerà i suoi arrangiamenti ed i suoi video).

Vincenzo usa le sue canzoni in dialetto per spronare la comunità a risvegliarsi, a ritrovare l’orgoglio dell’appartenenza, a non dimenticare gli antichi soprusi e a farne lezione. L’audiocassetta “Nustalgie” è ristampata per ben 10 volte e sarà distribuita in decine di migliaia di copie.

Ma il nostro non è “solo un cantautore“, inizia una meticolosa attività di documentazione, e scava nei suoi ricordi per proporre in veste moderna gli antichi canti popolari.

Dal 1991 al 2003 produce 11 album e sette raccolte di videoclip (all'epoca videocassette e DVD). Se i cantastorie usavano delle illustrazioni per sottolineare i loro racconti, Vincenzo usa i più moderni videoclip. Indossato il vestito che si usava per la festa del Santo Patrono, Vincenzo si reca nelle piazze della Basilicata e delle regioni limitrofe per proiettare le sue opere. Nasce così il “cantastorie multimediale”.

Nel frattempo inizia a raccogliere oggetti della tradizione contadina e nel 2003 fonda il “Centro Multimediale di Ricerca e Valorizzazione della Civiltà Contadina” che successivamente alla sua morte diventerà “Museo Vincenzo Rosano di oggetti, canti e video della vita contadina”.

A lui si interessano numerosi studiosi tra i quali il Prof. Ferdinando Mirizzi (professore ordinario di Storia delle Tradizioni Popolari presso l'Università degli Studi della Basilicata) che nell'Anno Accademico 2006-2007 promuove la realizzazione di una tesi di laurea sulla sua opera.

Vincenzo incontra e collabora inoltre con uno dei più grandi documentaristi italiani Luigi di Gianni (1926-2019).

Quando cominciò a scrivere canzoni, il dialetto era ancora visto con diffidenza da molte persone, quasi come retaggio di un passato di cui vergognarsi e da rimuovere.

Oggi per fortuna vi è una diversa sensibilità verso tutto ciò che riguarda la cosiddetta “Civiltà Contadina” e ciò è possibile anche, grazie all’instancabile lavoro dell'ultimo cantastorie lucano Vincenzo Rosano.

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