Visualizzazioni totali

martedì 3 febbraio 2026

ROTONDELLA (MT). SORPRESA: IL “COLOSSO” ENI E L’ENEA NON SONO RESPONSABILI DEI VELENI DELLA FALDA IDRICA DEL SITO ENEA -SOGIN. IL TAR DI BASILICATA HA DATO RAGIONE ALLE DUE SOCIETA’ RICORRENTI CONTRO LA PROVINCIA DI MATERA. MA ALLORA DI CHI E’ LA COLPA? E SPUNTANO ATTIVITA’ DI RICERCA DI METANO NEL SITO DEGLI ANNI ’70. CHI PAGHERA', ALLORA, LA BONIFICA?

 

ROTONDELLA (MT) – Tutto da rifare. O quasi. Il Tribunale amministrativo della Basilicata, infatti, ha accolto il ricorso di Eni ed Enea contro una ordinanza della Provincia di Matera del maggio scorso che individuava le due società come corresponsabili dei veleni nella falda idrica del sito Eena – Sogin della Trisaia. Ordinanza da noi riportata nell’articolo del 23 maggio 2025, Rotondella (MT). “Sorpresa! Il “colosso” ENI individuato come responsabile del superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione degli inquinanti chimici della falda del centro della Trisaia attraverso la controllata Combustibili nucleari dalla Provincia di Matera. Diffidato come Enea, corresponsabile in solido con la stessa Combustibili nucleari”, leggibile cliccando sul seguente link https://filippomele.blogspot.com/2025/05/rotondella-mt-sorpresa-il-colosso-eni.html.

Ebbene, per il Tar lucano non c’è prova della responsabilità di Enea ed Eni per i veleni nella falda sotto i laboratori nucleari dismessi sia di Enea sia di Itrec. Il collegio presieduto da Stefania Santoleri ha ripercorso la storia di un impianto in particolare all’interno del centro di ricerche Enea, gestito tra il 1968 e il 1985 dalla Combustibili Nucleari (Conu) spa per la «produzione sperimentale di un combustibile Magnox. Dopo essere stata cancellata dal registro delle imprese nel 1989, infatti, la spa è stata assorbita all’interno di Eni Rewind, controllata di Eni spa. “La contestata ordinanza – ha sentenziato il Tar - si limita a richiamare atti della Sogin (in particolare la nota del 14 settembre 2017) e dell’ENEA (segnatamente la nota del 17 marzo 2025), in cui la "sorgente degli inquinanti" viene individuata nell’impianto Magnox gestito dalla Conu, sui quali la Provincia di Matera risulta aver acriticamente (e senza approfondimenti di sorta) fondato il proprio accertamento, senza considerare che la prima allo stato opera nel sito di cui è questione, gestendone il cosiddetto “decommissioning” e la seconda ha curato il disassemblaggio dell’impianto (essendo anzi stata individuata quale corresponsabile dell’inquinamento proprio in relazione a tali attività, ed essendo comunque la stessa interessata a conseguire le rivalsa delle spese sostenute per le operazioni di bonifica), così difettando entrambe, almeno in potenza, della necessaria terzietà”. Quanto alla conferenza di servizi organizzata in Regione, invece, il Tar sostiene che non avrebbe “direttamente individuato il soggetto responsabile (come fa mostra di ritenere parte resistente nella ripetuta ordinanza numero 811 del 2025). Gli stessi giudici amministrativi hanno affermato la necessità di svolgere ulteriori ed opportune indagini volte ad identificare il responsabile dell'evento indicando una possibile fonte alternativa della contaminazione nelle “attività di prospezione petrolifera effettuate nel Centro ENEA intorno agli anni '70, volte alla ricerca di sacche di metano profonde come attesterebbe una nota della Sogin stessa del marzo 2025 in cui «la presenza nelle falde acquifere di concentrazioni anomale di Triclorometano è stata appunto ascritta a tali attività di prospezione petrolifera». Da qui la possibilità che la Provincia di Matera emetta un nuovo provvedimento, precisando le responsabilità dell’inquinamento sollecitando, nel contempo, l’integrazione del contraddittorio, preventivo con l’attuale titolarità del compendio della Conu dato il suo disconoscimento da parte di Eni.

IL SITO ENEA - SOGIN (FOTO COVA CONTRO)

 

Nessun commento:

Posta un commento