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venerdì 21 giugno 2019

GIORNALISTI: MELE, INACCETTABILI PAROLE FELTRI SU CAMILLERI. IL CONSIGLIERE NAZIONALE FNSI: "STO CON LO SCRITTORE, RUOTOLO E BORROMETI"

ANDREA CAMILLERI

(ANSA) - POTENZA, 21 GIU - "Sto con Andrea Camilleri, Sandro
Ruotolo e Paolo Borrometi e non con Vittorio Feltri. Le parole
di quest'ultimo nel suo editoriale di due giorni fa sul
personaggio creato dal grande scrittore siciliano sono oltremodo
inaccettabili". Lo sostiene, in una dichiarazione, il
consigliere nazionale della Fnsi Filippo Mele (eletto in
Basilicata). "Condivido, perciò - aggiunge - la presa di
posizione di Ruotolo e Borrometi sperando che intervenga il
Consiglio di disciplina nei confronti di Feltri a difesa della
deontologia professionale". 

lunedì 10 giugno 2019

LE ELEZIONI ALL’ASSOSTAMPA DI BASILICATA, LA LOTTA ALLE FAKE NEWS ED I GIORNALISTI DI SERIE A E DI SERIE B

La stampa lucana è in crisi minata dalle difficoltà editoriali, dalle accuse (spesso ingiuste) di parte della politica che preferisce il web, dalla debolezza dei corpi redazionali e da un mercato del lavoro per i giornalisti praticamente inesistente. Forse anche per questo sono passate quasi sotto silenzio le elezioni per il rinnovo delle cariche nell’Assostampa lucana, il sindacato unitario della categoria. Elezioni che hanno visto una spaccatura frontale tra la lista di Controrrente, il gruppo che da anni ha gestito l’organismo, e quella di Stampa Libera ed Indipendente, composta per la gran parte da new entry nella competizione elettorale. Come è finita? Con l’elezione di 8 membri per il secondo raggruppamento (4 nel direttivo e 2 nel collegio dei revisori ed in quello dei probiviri) contro 7 (5 più 1 più 1) del primo. In termini di voti assoluti essi sono stati, come ha fatto rilevare Pierantonio Lutrelli, 73 per Stampa Libera ed indipendente (37 professionali e 36 collaboratori) contro i 71 di Controcorrente (50 + 21). Quest’ultima lista, però, per effetto di quanto prevede lo statuto (7 membri su 9 ai professionali contro 2 su 9 ai collaboratori) ha ottenuto 5 seggi contro 4 nel direttivo. Nei prossimi giorni è prevista l’elezione delle cariche istituzionali. Come finirà? Non resta che attendere. E’ importante, infatti, la posta in palio. Che interessa anche l’opinione pubblica ed i cittadini di Basilicata. Da una parte, Controcorrente, vi sono quanti, per la gran parte, hanno, come dire, il posto di lavoro protetto e garantito. Dall’altra, in Stampa Libera ed Indipendente, vi sono, per la gran parte, precari, giornalisti che ricevono lo stipendio ogni tre mesi, disoccupati, inoccupati, collaboratori con contratti di co.co.co (aboliti in ogni altra attività professionale). Questi ultimi, pur riempiendo ogni giorno le pagine dei giornali, non hanno diritto ad un “normale” orario di lavoro, al riposo settimanale, alle ferie, all’indennità di malattia. Insomma, quando c’è la crisi, c’è sempre chi soffre di più. Che ora ha alzato al testa e vuole farsi sentire a livello sindacale. A cominciare con una modifica allo statuto con una nuova distribuzione degli incarichi nel direttivo legata non alla anacronistica differenza tra professionali e collaboratori ma al reale numero degli iscritti delle due categorie (attualmente 121 professionali contro 111). Altrimenti, e paradossalmente, potrebbe accadere, ad esempio, che 50 professionali eleggano 7 membri del direttivo contro 2 di 100 collaboratori. Un sistema di elezione già sancito in altre regioni. L’invito, pertanto, è rivolto a tutti coloro che si trovano in questa difficile situazione, i 747 pubblicisti (contro i 196 professionisti) iscritti all’Ordine: iscrivetevi all’Assostampa per difendere i vostri diritti. Sappiatelo: non esiste giornalismo senza sindacato. Ma perché la vicenda dell’Assostampa di Basilicata deve interessare l’opinione pubblica? Perché avere una stampa professionalizzata, attenta al rispetto delle regole, al codice deontologico, sia in tv sia sulla carta stampata e, soprattutto, sul web, è alla base della democrazia. La lotta alle fake news che avvelenano l’informazione ed il rilancio della stampa anche qui da noi si fa con emittenti, giornali, siti web, con al loro interno giornalisti iscritti al relativo ordine ed al loro sindacato. Giornalisti da non dividere più tra professionisti di serie A e di serie B.


Filippo MELE
Consigliere nazionale FNSI

venerdì 26 aprile 2019

POLICORO, LA NASCITA. BORGO DEI CASALINI ORE 18

POLICORO 27.4.19 BORGO DEI CASALINI DALLE ORE 18

 La memoria è il diario che ciascuno di noi porta sempre con se” O. Wilde Sabato 27 e domenica 28, in occasione del 60° dalla nascita di Policoro, 4 convegni tematici si terranno al Borgo Casalini (o casilini), il posto in cui, molti degli attori protagonisti della nostra storia, sono nati e cresciuti...uno tra tanti il primo sindaco di Policoro, il Cav. Nicola Montesano. Racconti e testimonianze ci hanno emozionato ed abbiamo voluto condividerli con voi. Non mancate, sabato e domenica dalle 18.00 alle 21.00 al borgo Casalini di Policoro. LA NASCITA - LO SVILUPPO - IL FUTURO Città di POLICORO

sabato 13 aprile 2019

MEDICI DI FAMIGLIA SULL'ORLO DI UNA CRISI DI NERVI: DAL BORNOUT ALLE AGGRESSIONI. COME DIFENDERSI?

NO ALLA VIOLENZA SUI MEDICI. MANIFESTO DELLA FNOMCEO DI BARI
Di FILIPPO MELE. MEDICO DI MEDICINA GENERALE, POLICORO (MT)

LA MIA RELAZIONE AL CORSO DI EDUCAZIONE MEDICA CONTINUA ORGANIZZATO DALL'ORDINE DEI MEDICI SU “IL RAPPORTO MEDICO-PAZIENTE: PERCHE' LA VIOLENZA” E SVOLTOSI OGGI A MATERA, NELL'AUDITORIUM DELL'OSPEDALE MADONNA DELLE GRAZIE 
MATERA 13.4.19 - Conosco la violenza. Sono iscritto a due ordini, quello dei giornalisti e quello dei medici. Ed esercito entrambe le professioni. Per la prima mi sono occupato, sino al 1 aprile scorso, giorno dei mio pensionamento come collaboratore de La gazzetta del mezzogiorno, anche di cronaca: omicidi, aggressioni, risse, criminalità organizzata e non. Così, il 10 ottobre 2018 ignoti mi hanno recapitato nottetempo una busta bianca con in foglio A4, anch'esso bianco, un proiettile di pistola inesploso, una penna Bic rossa. 

IL PROIETTILE DI PISTOLA E LA PENNA BIC ROSSA RECAPITATAMI NOTTETEMPO IL 10.10.2018
Ed ignoti hanno gettato una bomba carta sulla tettoia della mia casa. Evidentemente a qualche boss non era piaciuto qualcuno dei miei articoli sulla criminalità organizzata. Per questo sono stato messo sotto sorveglianza dinamica da parte delle forze dell'ordine per decisione della Prefettura di Matera.
Nè sono stato e non sono più tranquillo come medico. Al mio collega, Leonardo Trentadue, il 1 settembre del 2017 un paziente ha provocato la frattura di un femore aggredendolo per il suo rifiuto a redigere un certificato anamnestico per la patente palesemente falso. 

IL DR LEONARDO TRENTADUE INTERVISTATO DALLE TV NAZIONALI DOPO L'AGGRESSIONE
Allora?
Allora cominciamo dalla prima parte del titolo della mia relazione: IL BURNOUT. Di cosa si tratta? Christina Maslach ne ha dato la prima definizione: "Sindrome da esaurimento emotivo, da spersonalizzazione e riduzione delle capacità personali che può presentarsi in soggetti che per professione si occupano della gente". E chi più dei medici si occupa delle persone, anzi del loro bene supremo come la salute? La sindrome da Burnout, quindi, è l'esito patologico di un processo stressogeno che colpisce le persone che esercitano professioni d'aiuto, qualora queste non rispondano in maniera adeguata ai carichi eccessivi di stress che il loro lavoro li porta ad assumere. Così il termine burnout in italiano si può tradurre come “bruciato”, “scoppiato”, “esaurito”. Ma da dove deriva questa autentica patologia? Dai tanti “No” che ogni giorno siamo costretti a dire ai nostri pazienti. Eccovi alcune “scene da ambulatorio quotidiano” come esempi.
Prima scena. Una paziente: “Dottore mi fai la richiesta di ricovero di riabilitazione a Ginosa? Se tu vuoi, mi hanno detto all'ospedale di Taranto dove faro' la protesi al ginocchio, puoi farmela...”. Richiesta che io non posso fare per ordine della mia Asl che ha deciso si impedire ai medici di famiglia la possibilità di chiedere ricoveri per riabilitazione ortopedica, neurologica, cardiologica. Ovviamente la mia risposta ha causato un conflitto con la mia assistita.
Secondo “siparietto”. “Dottore, al cup mi hanno detto che puoi mettermi la priorità B per la mia tac, la mia rmn, la mia colonscopia, la mia visita ortopedica e via discorrendo”. Ed io, obtorto collo, come altri colleghi, metto la B con risultato che questa classe di priorità non esiste più.
Terza scena. “Dottore, alla farmacia mi hanno detto che questa medicina è mutuabile, perchè me l'hai scritta a pagamento? la mia amica non la paga...”. Ed io a rispondere che non è così, purtroppo, per via delle note Aifa o perchè la prescrizione è “off label”, al di fuori dalle indicazioni riconosciute per quella medicina. Ed il paziente va via non troppo convinto.
Quarta “piece” da ambulatorio quotidiano. “Dottore, mi fai un certificato di malattia di 15 giorni. Lo ha chiesto il nostro datore di lavoro a tutti noi operai. Sa, piove e, quindi, non possiamo lavorare”. Ed al mio rifiuto di rilasciare il certificato palesemente falso ecco la replica: “Ci vuole fortuna nella vita. A tutti i miei colleghi gli altri medici hanno fatto il pezzo di carta”. Il risultato di questo conflitto? Il giorno dopo il paziente e tutti gli altri membri della sua famiglia, da me assistiti da oltre 20 anni, hanno cambiato medico.
Già. Il risultato di tutti i “No” quotidiani è quello della sindrome di burnout nei professionisti con l'aggravante della perdita di “clienti”. Sul collo di ogni medico di famiglia, infatti, che lavorano in regime di concorrenza, pende la “spada di Damocle della ricusazione”. 

DAMOCLE ALLA CORTE DI DIONIGI, TIRANNO DI SIRACUSA
Il cittadino, infatti, può cambiare sanitario, senza alcuna giustificazione, ogni sette giorni. Ed i medici, è ovvio, hanno bisogno di lavorare.
Quali sintomi caratterizzano il burnout? Qui riporto quelli fisici e quelli psichici. I primi: stanchezza, necessità di dormire, irritabilità, dolore alla schiena, cefalea, stanchezza agli arti inferiori, dolori viscerali, diarrea, inappetenza, nausea, vertigini, dolori al petto, alterazioni circadiane, crisi di affanno, crisi di pianto. I sintomi psichici: stato di costante tensione, irritabilità, depersonalizzazione, senso di frustrazione, senso di fallimento, ridotta produttività, ridotto interesse verso il proprio lavoro, reazioni negative verso familiari e colleghi, apatia, demoralizzazione, disimpegno sul lavoro, distacco emotivo.
Dal burnout alla violenza il passo è breve.
LA VIOLENZA. STIME FIASO (FEDERAZIONE DI ASL ED OSPEDALI) E NURSING (SINDACATO INFERMIERI) DELL'APRILE 2018: 3000 aggressioni l'anno con 1.200 denunciati all’Inail; 456 attacchi ad infermieri dei pronto soccorso; 400 a medici e infermieri che lavorano in corsia; 320 violenze negli ambulatori; 87 casi tra omicidi, violenze carnali e sequestri per i medici di continuità assistenziale negli ultimi 20 anni.
Quali le cause delle aggressioni? Rispondo con Silvestro Scotti, presidente della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) e dell'Ordine dei medici di Napoli: “Responsabilità attribuita al medico per i limiti organizzativi del Sistema sanitario nazionale; per motivi logistici delle strutture sanitarie; per una condizione di malattia ad evoluzione cronica-infausta”.
Che fare contro la violenza sugli operatori sanitari? Ecco alcune risposte date in diversi contesti nazionali.
Corsi di arti marziali giapponesi “Ki aikido”. L'iniziativa è stata annunciata dal presidente dell'Omceo di Torino Guido Giustetto. Il corso prevede una giornata di convegno sul Ki aikido e le tecniche per contenere e depotenziare gli atteggiamenti aggressivi.
KI AIKIDO
Campagne informative con manifesti come quelli fatti redarre dall'Ordine dei medici di Bari: “Chi aggredisce un medico aggredisce se stesso. Difendiamo chi difende la nostra salute”.


Progetti di legge. La proposta di Michela Rostan, deputata di Leu, prima firmataria di un ddl che vuole equiparare tutti i medici, al di là della loro funzione, ai pubblici ufficiali. Ad appoggiare la proposta il presidente della Fnomceo Filippo Anelli, il presidente Fimmg Scotti, il numero uno dell’Enpam Alberto Oliveti. (Sanità ed informazione 30.7.18).
Che fare? La proposta che personalmente preferisco: “La cura della coppia medico-paziente”. Si tratta di un decalogo di Cittadinanzattiva-Tdm e Fnoceo contenente 5 diritti e 5 doveri sia del paziente sia del medico.
Diritti e doveri dei cittadino.
Diritti: 1) avere il giusto tempo di ascolto; 2) ricevere informazioni comprensibili; 3) condividere percorsi di cura; 4) ricevere cure in sicurezza; 5) non soffrire inutilmente.
Doveri: 1) non sostituire il web o il passaparola al medico; 2) collaborare con il medico; 3) rispettare le persone; 4) rispettare gli ambienti e gli oggetti; 5) segnalare disfunzioni.
Diritti e doveri del medico.
Diritti: 1) esercitare la propria professionalità; 2) essere rispettato; 3) non assecondare ogni richiesta; 4) essere informato dal cittadino; 5) lavorare nelle migliori condizioni.
Doveri: 1) ascoltare; 2) informare; 3) ridurre o alleggerire la burocrazia; 4) interagire e confrontarsi con altri professionisti; 5) segnalare.
Il decalogo, però, è stato adottato nel 2017 e, nonostante esso sia stato molto pubblicizzato, non ha sortito gli effetti sperati, la diminuzione dei casi di violenza contro i medici.
Quali conclusione, allora, si possono trarre da questa trattazione?
Io, medico di 66 anni, dopo 40 anni di professione, non posso non concludere con una frase ormai famosa in Italia grazie al maestro Marcello D'Orta, che ha scritto il libro, ed a Paolo Villaggio, protagonista nel film tratto dal volume: “IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO”.

martedì 2 aprile 2019

CARISSIMI LETTORI ED AMICI VI SCRIVO...

Carissimi lettori ed amici vi scrivo per informarvi che dal 1 aprile scorso è cessato il mio rapporto di lavoro con La gazzetta del mezzogiorno per raggiunti limiti di età. Da oggi, pertanto, non troverete più la mia firma sullo storico quotidiano di Puglia e Basilicata con cui ho lavorato dal luglio del 1998. Così, anche sul mio blog, su cui proponevo gli articoli pubblicati sul giornale, non troverete le informazioni che riuscivo a darvi.
Tuttavia, carissimi lettori ed amici, non abbandonerò il giornalismo. Al congresso di Levico Terme, infatti, nel febbraio scorso, sono stato eletto consigliere nazionale della Federazione della stampa italiana. Accentuerò, dunque, il mio impegno sindacale per la professione che amo tantissimo. Sono stati anni caratterizzati da un rapporto proficuo con donne, uomini, persone, fatti e misfatti del territorio del Metapontino e della Basilicata. Anni in cui ho avuto tanto da tutti ed in cui, spero, di aver dato anch'io qualcosa a chi leggeva i miei articoli e seguiva il mio blog e la mia pagina Facebook.

AD MAIORA SEMPER!!!

FILIPPO MELE

lunedì 1 aprile 2019

CALCIO. POLICORO-MURESE 3-2

LA FORMAZIONE DEL POLICORO SCESA IN CAMPO CONTRO LA MURESE

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO 1.4.19

POLICORO Pizzaleo, Carbone, Colley, Sarr (29' s.t. Drammè) , Giannini, Gomez, Colaneri, Giordano. Pavone (91' s.t Marino), Fanelli, Casale. All. Tortorelli

MURESE Dammiano, Anthoi, Calo, Cardone (29' s.t. Suozzo), Cerone, Corrado (24' s.t Pignataro), Ferrara, Glorioso, Grieco, Iacullo (16' s.t. Ricigliano), Iuzzolino. All. Dente 

RETI: 9' p.t. Pavone; 45' p.t. Colaneri; 1' s.t. Glorioso; 45' s.t. Anthoi; 46' s.t. Fanelli

ARBITRO Cassano, di Moliterno.

POLICORO – Il Policoro ha vinto una partita che la Murese aveva pareggiato, con merito, al 90'. Ma il rigore siglato da Luca Fanelli un minuto dopo ha condannato alla retrocessione gli ospiti. La cronaca. Sono partiti bene gli uomini di casa che al 9' sono andati in gol con Vito Pavone su cross di Michael Gomez. Gli ospiti hanno alzato il baricentro ma senza colpire. L'azione più pericolosa al 40' con Giuseppe Corrado che ha tirato fuori. Così, il Policoro, al 45', ha raddoppiato con Augusto Colaneri che ha insaccato su assist di Leandro Casale. Secondo tempo. Al 1' la Murese ha accorciato con Tiziano Glorioso su errore difensivo dei locali. Ma lo stesso Glorioso si è fatto espellere, al 15', dall'ottima arbitra Maria Teresa Cassano per proteste. Al 16' ionici vicini al terzo gol con Gomez che di testa ha costretto ad una bella parata il portiere ospite. Ma è stata la Murese, pur in inferiorità numerica, ad andare in rete. Il 2-2 è stato siglato al 90' da Livili Anthoi che ha raccolto una punizione di Giuseppe Iacullo. Finita? Macchè. Un minuto dopo fallo di mano in area dei potentini. Rigore. E Fanelli ha siglato il 3-2 per il Policoro.

UN PIZZICO DI BASILICATA A LEVICO TERME (TRENTO). INTERVISTA A LISA ORLANDI, TITOLARE DI UNA LIBRERIA, DELLA FAMIGLIA ORLANDI, CON DUE EX SINDACI DI GRASSANO NEGLI ANNI 1918-1923


LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO 1.4.19

Un pizzico di Basilicata a Levico Terme (Trento). Nel corso dell'ultimo congresso della Federazione nazionale della stampa, svoltosi nel comune del Trentino, abbiamo avuto modo di incontrare Lisa Orlandi, titolare della “Piccola libreria”, ubicata nel corso del centro termale. Lisa è una discendente della famiglia Orlandi che ha avuto in passato due ex sindaci di Grassano. “Sono figlia di Francesco Orlandi – ha esordito la nostra interlocutrice - nato a Bari ma con i miei nonni autentici grassanesi. Tanto che lui ed io ci definiamo lucani di Grassano. Mio papà ora vive qui, ha 91 anni, ed ha avuto due fratelli che sono, invece, scomparsi”. Partiamo, allora, dai nonni. “Nonna Rosa, classe 1901, maestra di scuola, si spostò dal paese natio nel 1922 con mio nonno Domenico, tornato dal fronte, invalido di guerra, ferroviere, a Foggia, per motivi di lavoro. Poi dalla città pugliese si trasferirono a Bari”. Un nonno ed un bisnonno sindaci della città della collina materana. Gli Orlandi sono importanti nella storia di quel Comune. “Si. Nonno Domenico fu primo cittadino del 1921 al 1923 prima di trasferirsi in Puglia. Il mio bisnonno, Giuseppe, fu sindaco sino al 1918 quando mori, come tanti altri, per l'epidemia dell'influenza denominata “spagnola”. La famiglia, in quel periodo, fu colpita duramente. Mio nonno combattè e fu ferito sul massiccio del Montello, proprio qui, in Trentino, nel corso della prima guerra mondiale. Ci andammo con lui sul Montello. Prima di morire ci raccontò gli orrori delle battaglie. Lui ufficiale beveva il cognac. Agli altri davano un liquore tipo benzina per intontirli e mandarli davanti al nemico. Con Grassano, tuttavia, il nostro amore dura nel tempo. Io sono l'ultima di quattro figlie e appena posso ci torno con la mia famiglia. Poi abbiamo un cugino, don Pierino Dilenge, parroco di Aliano, che ci manda sempre la rivista “La voce dei calanchi” tenendoci in rapporto con la nostra terra di origine”. Già. Ma che legami ha la tua “Piccola libreria” con la Basilicata. Dietro alla cassa vediamo un grande manifesto intitolato “Per la pace e l'indipendenza della cultura”. Di cosa si tratta? “Si tratta di un manifesto firmato dal Gran priore della Gogliardica consorteria barense, Peppino Orlandi, mio zio. E' un manifesto del 1948. Mio padre iniziò l'università nel 1945, suo fratello già studiava. Dopo la seconda guerra mondiale ci fu una nuova ventata di democrazia. Subito feste delle matricole con il bisogno di riappropriarsi della vita e della cultura. Così, Peppino Orlandi divenne medico ed ottenne il suo primo incarico a Pignola prima di trasferirsi a Milano. Mio padre è stato giudice del lavoro dapprima in Sardegna, poi a Roma e Milano”. Concludiamo ancora col tuo lavoro. Hai copie di Carlo Levi, “Cristo di è fermato ad Eboli”, e di libri di Rocco Scotellaro. Hai mai presentato opere di autori contemporanei? Orlandi: “No. Se qualche scrittore, però, vorrà venire qui sarò contenta di ospitarlo. Sarebbe proprio bello”.