TARANTO – L’operazione della
Direzione distrettuale antimafia di Lecce e della Procura della città dei due
mari che ha svelato, per l’accusa, una rete di favoreggiamento all’immigrazione
clandestina, è stata denominata “Babele”. Cittadini da Bangladesh, India e
Pakistan avrebbero pagato fino a 6.500 euro per ottenere nulla osta e visto di
ingresso in Italia. L’operazione, eseguita dai carabinieri della Compagnia di
Taranto, è scattata nella notte in 9 province italiane compresa quella di
Matera. Le ipotesi di reato, a vario titolo, contestate a 30 indagati, sono
quelle di associazione per delinquere aggravata finalizzata al favoreggiamento
dell’immigrazione clandestina e di favoreggiamento dell’immigrazione
clandestina aggravato e continuato in concorso. L’ordinanza di custodia
cautelare riguarda un gruppo operativo nelle province di Taranto, Lecce,
Foggia, Matera, Campobasso, Milano, Verona, Ragusa e Latina. Svelato dall’inchiesta
il modus operandi della “rete”: alcuni procacciatori all'estero trovavano
uomini e donne disposti a pagare per arrivare in Italia, i datori di lavoro
offrivano disponibilità ad assumere fittiziamente lavoratori stagionali, i
professionisti facevano quadrare i conti predisponendo sul portale online “Ali”
del Ministero dell’Interno le domande per ottenere il via libera alla pratica.
“Le attività investigative – ha reso noto lagazzettadelmezzogiorno.it - hanno
portato alla luce una presunta associazione a delinquere guidata da due
tarantini, il 63enne avvocato Michele Cervellera e il 52enne Antonio Damiano
Milella”. Per gli inquirenti sono loro i promotori del gruppo che «mediante il
ricorso sistematico e fraudolento alla procedura agevolata per l’ingresso di
lavoratori extracomunitari prevista dal c.d. “decreto flussi”, grazie alla
quale, con il fine di trarne profitto, favorivano ingressi illegali nel
territorio italiano di centinaia di cittadini extracomunitari».
Ancora lagazzettadelmezzogiono.it: “Oltre a Milella e Cervellera in cella sono finiti anche gli imprenditori il 65enne di Palagiano Fernando Agrusti, il 75enne tarantino Francesco Massafra, il 49enne di Termoli Alfredo Palladino, la 36enne di Latina Jessica Puspi, il 34enne Gianvito Surano di Nova Siri (MT), la 58enne di Potenza Maria Rosaria Cordisco Matrangolo: per questi l'accusa è di essere partecipi dell'associazione a delinquere e, dietro pagamento di un compenso illecito, acconsentivano a inserire le richieste di nulla osta all’ingresso per lavoratori extracomunitari subordinati o stagionali, ma in realtà senza alcuna reale esigenza lavorativa. In carcere, inoltre sono finiti anche otto intermediari di nazionalità pakistana, bengalese o indiana: sono accusati di aver individuato soggetti connazionali interessati a entrare illegalmente in Italia e di aver curato i contatti fra questi ultimi e i promotori dell’associazione, fornendo le indicazioni operative, raccogliendo le somme di denaro pattuite, che venivano in parte versate ai promotori del gruppo, in parte ai datori di lavoro e in parte trattenute per sé. Ai domiciliari, infine, sono finiti altri 14 soggetti”.

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