Reazioni da più parti all’ennesimo suicidio nelle carceri italiane. Nella giornata di ieri, infatti, un detenuto di originario della Basilicata si è impiccato nell’Istituto di detenzione di Brindisi. Qui pubblichiamo una nota di Aldo Di Giacomo (Sindacato Polizia penitenziaria) ed una di Tiziana Silletti (garante della regione Basilicata per i detenuti).
ALDO DI GIACOMO (SINDACATO POLIZIA PENITENZIARIA)
“Con il detenuto originario della Basilicata che si è impiccato nelle scorse ore nel carcere di Brindisi, nel silenzio generale, la “strage di Stato” ha un conto altissimo di vite umane: siamo a 72, un numero che in undici mesi è già il più alto di quelli degli ultimi vent’anni e si avvicina a quello del “record nero” dello scorso anno (91)”. Così Aldo Di Giacomo, segretario generale del Fsa-Cnpp-Spp (Sindacato Polizia Penitenziaria) che aggiunge: “si abbassa l’età dei suicidi con detenuti nelle prime settimane di carcere, con problemi psichici, tossicodipendenti, extracomunitari tra le categorie a maggiore rischio. Da parte del personale penitenziario – continua Di Giacomo – si fa il possibile come testimoniano le decine e decine di interventi che hanno salvato vite umane ma sovraffollamento e sottodimensionamento degli organici penitenziari sono la causa principale. La tesi della “ineluttabilità” dei suicidi che il Ministro Nordio ha più volte sostenuto è scandalosamente smentita da questa nuova recente scia di sangue. Come è scandalosamente smentito un impegno del Ministero fatto di task force e di piani (sulla carta) che non hanno prodotto alcun risultato. Noi non vogliamo sentirci complici nella “mattanza” – che qualcuno, forse perché si vergogna, con un linguaggio moderato chiama “emergenza umanitaria” – e con sempre più forza chiediamo interventi urgenti”.
Per Di Giacomo “”la situazione nelle carceri è la peggiore in assoluto degli ultimi 30 anni e si ripercuote direttamente sui servitori dello Stato che in tutti gli istituti, specie del Sud, sono allo stremo. Ormai non esistono più turni di lavoro di sei ore, ma in media – dice il segretario del sindacato di polizia penitenziaria – raggiungono le 8 ore e possono protrarsi sino a 12 ore consecutive. Non ci sono ferie accordate e in tanti casi salta persino la pausa pranzo. Sovraffollamento (anche del 150%) e sottodimensionamento di organici (nonostante le assunzioni di questi mesi) sono la miscela esplosiva destinata a produrre effetti che il bollettino di guerra di aggressioni, violenze e suicidi settimanalmente certifica. Da tempo abbiamo messo in guardia sul clima crescente di tensione nelle carceri del Paese”.
TIZIANA SILLETTI, GARANTE DELLE PERSONE DETENUTE DELLA REGIONE BASILICATA
Ogni vita spezzata in un luogo di detenzione è una sconfitta per tutti: per le istituzioni, per la comunità, per il sistema che dovrebbe garantire non solo sicurezza, ma soprattutto tutela della dignità umana. Come Garante delle persone detenute della Regione Basilicata esprimo innanzitutto il mio cordoglio e la mia vicinanza alla famiglia, che oggi porta un dolore incancellabile. Ma il cordoglio non basta. È necessario comprendere, prevenire, intervenire. È necessario domandarsi cosa non ha funzionato, quali segnali non sono stati colti, quali supporti psicologici, sanitari o relazionali non sono arrivati in tempo.
Il suicidio in carcere non è mai “un fatto isolato”: è il sintomo di un sistema che vive criticità profonde, aggravate dal sovraffollamento, dalla carenza di personale, dalla fragilità psichiatrica e sociale di molte persone recluse. E quando a morire è un lucano, un nostro concittadino, la responsabilità morale che avvertiamo come Regione diventa ancora più forte.
Il carcere non può essere un luogo che spegne la vita: deve restare uno spazio in cui, anche nella durezza della restrizione, si custodisce possibilità, speranza, futuro. E quando a morire è un lucano, un nostro concittadino, la responsabilità morale che avvertiamo come Regione diventa ancora più forte. Il carcere non può essere un luogo che spegne la vita: deve restare uno spazio in cui, anche nella durezza della restrizione, si custodisce possibilità, speranza, futuro.
Oggi la Basilicata piange un uomo. E nel suo nome dobbiamo rinnovare l’impegno affinché nessuno, mai più, si senta così solo da scegliere la morte tra quelle mura.

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