RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Gentile Direttore,
siamo amministratori di sostegno e familiare di nostri cari e assistiti, persone fragili che hanno un bisogno continuo di attenzioni professionali, in un contesto che possa prendersene cura senza fargli pesare la loro condizione.
Ci troviamo oggi nell’imbarazzante posizione di cercare la sua attenzione e, attraverso questa, l’attenzione dei media, per difendere il diritto alla cura, alla sicurezza e alla dignità di chi non può farcela da solo.
Temiamo, infatti, che presto decisioni amministrative scellerate possano compromettere gravemente il loro percorso terapeutico e quindi la loro salute.
I nostri cari, assistiti e familiari, sono ospiti della struttura riabilitativa “Casa Vallina”, di Teana, ma il 25 marzo abbiamo ricevuto una comunicazione che dispone il loro trasferimento dal 1° aprile in un’altra struttura, sprovvista dei requisiti fondamentali di autorizzazione e accreditamento previsti dalla legge. Trasferire un paziente da una struttura che può seguirlo con professionalità a un luogo che non rispetta gli standard sanitari, organizzativi e umani necessari significa rischiare di minare concretamente la sua salute. Problemi che si aggiungono al già complicato cambio di ambiente per chi vive una condizione di fragilità come la loro. Anche per questo, pur comprendendo che possa esserci la necessità di un trasferimento, vogliamo evitare che possano essere spostati come pacchi da una struttura all’altra, per poi essere spostati nuovamente in una idonea.
Non si tratta di un dettaglio burocratico, si tratta di offrire le garanzie minime!
Come amministratori di sostegno e familiari abbiamo il dovere di opporci a decisioni che possano arrecare loro danno. Abbiamo quindi chiesto con urgenza che siano forniti gli atti che dimostrino la regolarità della struttura di destinazione e le motivazioni cliniche di un trasferimento così delicato.
In assenza di risposte soddisfacenti saremo costretti a rivolgerci alle autorità competenti.
Ma questa vicenda apre anche una riflessione più ampia, che va oltre il singolo caso. Le regole esistono per tutelare le persone, soprattutto quelle più vulnerabili. Quando vengono ignorate o aggirate, non si viola soltanto una norma: si incrina un patto di fiducia tra cittadini e istituzioni. E a pagarne il prezzo sono sempre i più deboli, coloro che non hanno strumenti per difendersi né voce per protestare.
La dignità umana non può essere subordinata a logiche organizzative, economiche o di mera opportunità. Ogni persona, indipendentemente dalla propria condizione, ha diritto a cure adeguate, a continuità terapeutica e a essere considerata prima di tutto come individuo, non come un numero da spostare. Interrompere percorsi costruiti nel tempo significa anche spezzare relazioni, abitudini, equilibri che per queste persone rappresentano un punto di riferimento essenziale.
È una questione che coinvolge l’intera nostra comunità, perché misura il grado di civiltà con cui scegliamo di trattare chi è più fragile. Un sistema sanitario e sociale si giudica anche, e soprattutto, da questo.
Ci auguriamo che far conoscere questa vicenda possa contribuire a ristabilire la trasparenza che è sempre auspicabile in questi casi, a fare emergere le responsabilità e, soprattutto, a restituire il rispetto dovuto a chi non ha voce per difendersi da solo.
26.03.2026
SOTTOSCRITTORI:
MISSANELLI MICHELE
AURICCHIO GIULIANO STEFANO
PROPATO AGNESE
SPAGNUOLO MARI ROSA
CIANCIA GIUSEPPE
CORRADO MARIA
LATORRACA CARMINE
VASCA CONCETTA

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