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martedì 24 marzo 2026

LETTERA AD UN FIGLIO. OLIMPIA FUINA, MADRE DI LUCA ORIOLI, TROVATO SENZA VITA IL 23 MARZO DEL 1988, A POLICORO (MT), INSIEME A MARIROSA ANDREOTTA, GLI HA SCRITTO STRUGGENTI PAROLE NELLA RICORRENZA DEL 38ESIMO ANNIVERSARIO DI QUELLA TRAGICA RICORRENZA. E A MATERA PRESENTATO IL SUO LIBRO “SULLE ORME GIGANTI DI LUCA”. LIBERA BASILICATA, INTANTO, CONTINUA AD INVOCARE GIUSTIZIA SUL CASO DEI FIDANZATINI DI POLICORO

 

LA LETTERA DI MAMMA OLIMPIA A LUCA

23 Marzo 88

Ultimo risveglio nel tuo lettino baciato da un sole insolitamente smagliante di incipiente ben augurale primavera, quella mattina.

Ultimo raggio di sole. Ultimo sorriso. Ultimo tuo giorno di vita. Ultimo suono dolce della tua voce assonnata. Ultimo bacio. Primo immenso devastante silenzio. Poi il nulla rovente, deserto avanzante e un doloroso naufragio fra l'ombre sempre più fitte, più fonde, più cupe.

Poi luce risorta da ogni trafitta mia cellula foro al Tuo faro che ha per incanto permesso di incarnare il tuo Cielo in questa mia dolorante piccola zolla.

Tu mio sentiero e divino Sorriso abiti in me, respiri con me, gioisci e piangi con me, accendi il mio cuore, i miei pensieri e illumini la mia anima senza mai lasciarmi sola neppure un istante.

Grazie Luca. Abbraccia il tuo papà e parlagli del mio immenso amore per la nostra meravigliosa famiglia, persa e ritrovata seguendo le tue orme giganti fino all'ampio estremo orizzonte dell'Oltre da voi abitato. Sento il vostro respiro nel mio, specialmente al calare del sole, quando intorno si placano suoni e rumori e il silenzio accende la mia anima dolcemente predisposta all'ascolto.

Continuo a sentire invocare il mio nome, intorno alle 19,00 di quella sera infernale, per tutto il tempo che hanno impiegato per farti morire. Lo risento ogni volta e offro a Dio quel dolore senza tempo, perché mi aiuti sempre a convertirlo in amore per tutti, e soprattutto per i miei crocifissori.

OLPIMPIA FUINA ORIOLI

LA NOTA (STRALCI) DI LIBERA BASILICATA

A trentotto anni dalla morte di Luca Orioli e Marirosa Andreotta, avvenuta il 23 marzo del 1988 a Policoro, la vicenda deve continuare a rappresentare una ferita aperta nella coscienza collettiva. Non è soltanto una ricorrenza, ma un richiamo esigente alla responsabilità, alla verità e alla giustizia.

In questi trentotto anni, la memoria non si è spenta. Al contrario, si è fatta presenza viva, ostinata, capace di attraversare il tempo e di resistere all’oblio. È una memoria che interpella, che inquieta, che non accetta rassegnazione. È la memoria di due giovani vite spezzate, ma anche quella di una madre, Olimpia, che da trentotto anni continua, con dignità e coraggio, a chiedere ciò che non dovrebbe mai essere negato: la verità.

Non possiamo e non vogliamo lasciare sola Olimpia. Il suo cammino è quello di una madre che, attraverso il dolore lacerante, disarmante e crudele della perdita di un figlio, diventa catarsi. Le tracce di Luca si fanno strumento di ascesa dall’abisso più profondo all’Amore divino che tutto può. “La trafittura nell’ombra non è una minaccia, ma una scala rovesciata verso la luce” si legge nell’opera. Oggi esce il suo libro ''Sulle orme giganti di Luca'', testimonianza potente del suo percorso e della memoria viva di suo figlio.

 

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