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martedì 2 giugno 2026

ULTIMORA! DUE PAKISTANI SOSPETTATI DELLA STRAGE DEI 4 BRACCIANTI CONNAZIONALI IN CALABRIA. LE VITTIME RIENTRAVANO DA UNA GIORNATA DI LAVORO NEL METAPONTINO. L’AGGUATO ALLA POMPA DI BENZINA: PRIMA UCCISI, DOPO BRUCIATI NEL MINIVAN. L’OMBRA DEL RACKET DEI CAPORALI

 

COSENZA - Si stanno concentrando su due soggetti, connazionali delle vittime, i sospetti per l'omicidio dei 4 braccianti agricoli pachistani, i cui cadaveri carbonizzati sono stati trovati in un minivan fermo in un distributore di carburante sulla Statale 106 ad Amendolara, attorno alle ore 13.
    I due, anche loro braccianti, si trovano attualmente in Questura a Cosenza e sono sottoposti a interrogatorio. Lo riferisce l’agenzia Ansa. I due sarebbero stati individuati a Villapiana. In Questura vi sarebbero anche altre persone per essere sentite come testimoni. Secondo altre fonti di stampa, inoltre, tra cui Il Quotidiano nazionale, i quattro migranti morti erano partiti la mattina dalla Sibaritide diretti nelle campagne del Metapontino. Stavano rientrando a casa dopo una giornata di lavoro nei campi quando qualcuno li ha fermati e uccisi. Gli investigatori hanno acquisito subito le immagini delle telecamere di sorveglianza installate nelle vicinanze del distributore e sentito i due dipendenti presenti al momento dell'incendio. Dalle immagini sarebbe arrivata la conferma decisiva: non uno scoppio fortuito, ma quello che, nel gergo burocratico degli inquirenti, si chiama “atto deliberato”. Ma quale sarebbe il movente alla base dell’orrendo fatto di cronaca? L'ipotesi investigativa prevalente – per il Quotidiano nazionale - è quella di un regolamento di conti, di un contrasto tra gruppi di migranti legato al controllo della manodopera agricola nella Piana di Metaponto. Non è la sola. Lo sfondo criminale è quello che la Direzione distrettuale antimafia di Potenza aveva descritto il 18 maggio scorso con dodici ordinanze cautelari nei confronti di una rete mista — italiani e indiani — capace di gestire decine di pratiche migratorie, sfruttando in modo fraudolento i cosiddetti ‘decreti flussi’. Ora i magistrati di Castrovillari, l'inchiesta è coordinata dal procuratore Alessandro D'Alessio, con la Squadra mobile di Cosenza, si interrogano se c’è un collegamento tra questa strage e quell'indagine. La distanza temporale è meno di un mese. Davvero poca per non farsi domande: i quattro pakistani assassinati avevano qualche ruolo e qualche interesse in quel meccanismo criminale? Si erano ribellati a quella colossale truffa, minacciando di denunciare, o erano semplicemente pedine sacrificabili in una guerra tra clan e caporali per il controllo del mercato del lavoro nero?

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