Il gip del Tribunale di Castrovillari (CS), Orvieto Matonti, ha convalidato il fermo di Safeer Ahmed e Ali Raza, i 31enni afghani accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato per la strage dei 4 braccianti di Amendolara uccisi bruciati vivi all'interno di un minivan. Lo ha riportato l’agenzia Ansa.
Il gip, contestualmente, ha disposto la custodia cautelare nel carcere di Castrovillari dove i due sono stati portati subito dopo il fermo disposto lunedì mattina dalla Procura di Castrovillari al termine di un lungo interrogatorio notturno. Le quattro vittime sarebbero state uccise perché si erano lamentate di dover vivere in 10 in una stanza ed anche per aver avanzato delle pretese retributive e di regolarizzazione contrattuale. Sarebbero questi i moventi alla base della strage dei braccianti di lunedì scorso ad Amendolara.
La circostanza emerge dal decreto
con cui il Gip ha disposto il carcere per i due presunti assassini, i
pachistani Ahmed Safeer e Ali Raza. La lite sarebbe scoppiata la mattina
dell'omicidio tra una delle vittime e Safeer e a raccontare l'episodio agli
investigatori sarebbe stato un conoscente di Raza, dopo avelo saputo dallo
stesso. Nel corso della lite, Safeer avrebbe riportato una tumefazione allo
zigomo tanto che l'altro indagato ha chiamato le forze di polizia per sedare la
rissa.
“Hanno dato alle fiamme ben cinque persone, uccidendone quattro e tentando di
ucciderne una quinta, per futili motivi, con crudeltà e con premeditazione,
dimostrando di essere in grado di esprimere una efferata violenza in assenza di
ragioni plausibili. Peraltro, in nessuna fase del procedimento, hanno mostrato
in alcun modo segni di pentimento o di resipiscenza".
Lo scrive il gip di
Castrovillari (CS), Orvieto Matonti, nel provvedimento con cui dispone la
custodia in carcere per Ahmed Safeer e Ali Raza, i 31enni pakistani arrestati
per l'omicidio dei quattro braccianti bruciati vivi ad Amendolara.
Nell'ordinanza, il gip sostiene che hanno mantenuto "una ferma e glaciale
risoluzione criminosa per tutto il tempo necessario per vederli consumare dal
rogo".
Gli indagati "evidenziano una personalità incline a
delinquere, una estrema pericolosità soggettiva e una spiccata incapacità di
autocontrollo" scrive il gip nell'ordinanza di custodia cautelare. E parla
di una "una evidente coordinazione e strategia" nell'azione dei due
che "hanno agito in maniera perfettamente coordinata e senza accordi
verbali (che avrebbero inevitabilmente indotto una immediata reazione delle
vittime e di cui non vi è traccia nelle dichiarazioni del teste
superstite)".
Secondo il gip i braccianti bruciati vivi sono stati "puniti in un
modo così brutale ed atroce solo per aver avanzato delle pretese retributive e
di regolarizzazione contrattuale. Anche ove si ritenesse che il motivo fosse da
riferirsi alla colluttazione esso sarebbe da considerarsi, come il primo, del
tutto sproporzionato rispetto al reato commesso e si atteggerebbe quale mera occasione
per dare sfogo a un tremendo impulso criminale di entrambi".



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