I carabinieri l’hanno definita “la moderna schiavitù”. Le modalità di come veniva organizzata ed attuata la vera e propria tratta di persone, dall’India all’Italia e, quindi, alla Basilicata, sono state fornite stamani dal procuratore della Dda di Potenza, Camillo Falvo. L’operazione è quella condotta dai Carabinieri che ha portato a sette arresti (due in carcere e cinque ai domiciliari) e altre cinque misure cautelari (obbligo o divieto di dimora).
Per ottenere il visto per lavorare in Italia come braccianti, le famiglie di decine di giovani indiani hanno versato somme tra gli 8.500 e i 13 mila euro.
Poi una volta giunti in Italia, venivano "privati della libertà personale" e fatti lavorare in imprese agricole - di allevamento e di raccolta ortaggi - "con turni estenuanti", spesso oltre le 12 ore giornaliere e con paghe irrisorie.
Le persone indagate sono italiane e indiane e sono accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla tratta di persone, all'intermediazione illecita e allo sfruttamento lavorativo.La "soggezione non solo fisica" - come accertato dal Comando provinciale di Potenza e del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro di Napoli che hanno avviato le indagini nel 2023 dopo una verifica presso un'azienda agricola di Grumento Nova (Potenza) - era legata anche alle precarie condizioni di alloggio "in strutture fatiscenti e spesso prive di servizi essenziali". Ma la soggezione era soprattutto "economica e psicologica" a causa del "timore di non poter onorare il debito contratto con l'organizzazione". E poi le vittime venivano spesso minacciate di non far ottenere loro il permesso di soggiorno.
Nel corso della conferenza stampa - a cui hanno preso parte anche il comandante provinciale di Potenza dell'Arma, colonnello Luca D'Amore e il comandante per la Tutela del Lavoro di Napoli, tenente colonnello Marcello Robustelli - il procuratore Falvo ha lanciato un appello alle vittime e anche ad altri imprenditori agricoli "a denunciare".
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