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mercoledì 27 maggio 2026

SOLDI DELLO STATO ALLA SANITA’ REGIONALE. SORPRESA! BARDI E LATRONICO CHIEDONO ALLA PREMIER MELONI UNA RIFORMA STRUTTURALE NON PIÙ DIFFERIBILE: “BASTA QUOTA CAPITARIA STORICA, SI AI BISOGNI DEI CITTADINI”. INSOMMA, BASTA SERIE A (CENTRO NORD) E SERIE B (SUD). RIUSCIRANNO NELLA TITANICA IMPRESA?

 

C’è un paradosso tutto italiano che la statistica ufficiale ha appena messo nero su bianco: nel Mezzogiorno la spesa sanitaria viaggia in direzione opposta rispetto ai bisogni della gente. Più la popolazione invecchia e si ammala, meno risorse arrivano dallo Stato. Un “mismatch” socio-sanitario che per la Basilicata si traduce in penalizzazione. 

E’ quanto si legge in un comunicato dell’Agenzia stampa della Giunta Regionale. In esso si da conto di una lettera inviata al Premier Giorgia Meloni, ai Ministri Giorgetti e Schillaci e al Presidente della Conferenza delle Regioni Fedriga, dal Presidente della Regione Vito Bardi e dall’Assessore alla Salute e alle Politiche della Persona, Cosimo Latronico in cui hanno formalizzato la richiesta di una revisione strutturale e non più differibile del Fondo Sanitario Indistinto a partire dal 2026. Il Fondo, cioè, che rappresenta la quota principale e prevalente del Fondo Sanitario Nazionale (FSN) che viene ripartita ogni anno dallo Stato alle Regioni senza vincoli specifici di destinazione. Le amministrazioni regionali hanno la piena autonomia di allocare queste risorse all'interno dei propri bilanci per finanziare i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), come ospedali, medicina generale e servizi sul territorio.  

L’appello nasce sulla scia del Rapporto Annuale Istat 2026 che ha certificato l’esistenza di un’asimmetria strutturale per la quale la spesa erogata nel Mezzogiorno risulta inversamente proporzionale alla curva demografica ed epidemiologica. In questo scenario la Basilicata viene indicata come la seconda regione d’Italia più esposta a questo sotto-finanziamento pro capite, preceduta soltanto dalla Calabria.
Bardi e Latronico hanno voluto rimarcare la gravità della situazione, evidenziando come il tempo dei correttivi di facciata sia ormai ampiamente scaduto. “La pura quota capitaria o i piccoli correttivi parziali adottati – hanno detto Bardi e Latronico – finora penalizzano scientificamente e sistematicamente i territori che presentano un elevato indice di vecchiaia e un’alta prevalenza di cronicità”. A questo si aggiungono i costi fissi di gestione dei presidi che in Basilicata sono elevati a causa della bassa densità abitativa, dei difficili collegamenti infrastrutturali, della notevole estensione geografica e delle complessità geomorfologiche del territorio.
Pur esprimendo un parziale apprezzamento per il recente accordo in sede Cipess, che ha introdotto una minima quota premiale legata proprio alla densità abitativa e all’estensione territoriale, Bardi e Latronico hanno ribadito che non si può più attendere per una riforma reale. La richiesta della Regione Basilicata ai vertici del Governo è quella di abbandonare i vecchi criteri storici e procedere a una riscrittura dei parametri che metta al centro l’effettivo bisogno assistenziale delle comunità locali, garantendo ai cittadini lucani lo stesso diritto alla salute e la stessa qualità dei servizi del resto del Paese. Sin qui il comunicato dell’AGR Basilicata.

Per chiudere, una nostra considerazione: se nel riparto del Fondo sanitario distribuito alle singole Regioni si tiene conto di quanto stanziato negli anni precedenti (la spesa storica con il Nord ed il Centro che fanno inetta dato l’alto livello specialistico dei loro servizi sanitari) il Sud farà sempre la parte di… Cenerentola. Insomma, basta cittadini di Serie A e di serie B di fronte ai bisogni di salute. Se al Sud sono maggiori si finanzino di più le Regioni meridionali! Un’impresa titanica, quella avviata da Bardi e Latronico. Riusciranno a portarla a temine? Con quali risultati?


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