SCANZANO JONICO (MT) – Quattro morti e sei feriti. La strage dei braccianti indiani sulla Strada statale Val d’Agri, sabato scorso, ha reso visibili lavoratori che non lo erano. Tanto che per ore si è parlato di nazionalità pakistana. Per il loro riconoscimento si sono dovute prendere le impronte digitali. Ed ancora oggi non si sa dove tutti erano residenti, con quali imprese lavoravano, dove, da quale città italiana provenivano, se erano assunti in maniera regolare o meno, a quali lavorazioni fossero addetti, quanti chilometri percorrevano al giorno per raggiungere il posto di lavoro, perché erano in 10 invece che in 7 sulla Renault Scenic distrutta dallo scontro con un mezzo pesante. Risposte che dovrà dare la magistratura che ha aperto un fascicolo di indagine con l’ipotesi di reato di omicidio plurimo colposo. Intanto c’è chi chiede di dare risposte concrete a quelle quattro morti. Come il consigliere regionale del Pd, Roberto Cifarelli. “Mentre piangiamo le quattro vittime – ha dichiarato - dobbiamo avere il coraggio di tradurre il dolore in azione concreta, come ha ricordato Jody Williams. Le sue parole richiamano tutti, istituzioni, politica, cittadini, a una responsabilità collettiva contro lo sfruttamento, il caporalato e l’indifferenza che ancora segnano le nostre campagne”.
Per il consigliere regionale “la tragedia non può essere derubricata a un incidente stradale ma è il sintomo di un sistema produttivo che non riesce ancora a garantire sicurezza, dignità e diritti ai lavoratori. Concordo altresì con quanto i sindacati stanno organizzando e dicendo intorno a questa tragedia: queste sono morti che non possono essere considerate fatalità, ma il risultato di un sistema che sfrutta la fragilità e l’emarginazione”.
Per Cifarelli, la risposta istituzionale e morale deve essere duplice: “Da un lato, occorrono controlli più stringenti, una reale applicazione delle leggi e il rafforzamento delle tutele per i lavoratori stagionali agricoli; dall’altro, serve completare e rilanciare il progetto della Città della Pace di Scanzano Jonico, simbolo concreto di accoglienza, diritti e integrazione. Portare a compimento quel luogo significa dare un segnale forte e universale contro ogni forma di sfruttamento e disuguaglianza. Il tempo del cordoglio — ha concluso Cifarelli — deve lasciare spazio alle azioni. Completare la Città della Pace non è solo un atto urbanistico o politico: è la risposta più alta che la Basilicata e l’Italia possono offrire alla memoria di chi ha perso la vita per pochi euro, schiacciato dal peso di un sistema che non può più permettersi di voltarsi dall’altra parte”.




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