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mercoledì 18 marzo 2020

ALLARME COVID-19. DUE MEDICI DI FAMIGLIA DEL MATERANO SOTTOPOSTI A TAMPONE. DOMANI I RISULTATI. TUTTI COL FIATO SOSPESO


DI CORONAVIRUS I PROFESSIONISTI A CONTATTO CON LA GENTE POSSONO MORIRE. IERI ALTRI DUE DECESSI. E SONO 2700, TRA GENERALISTI ED OSPEDALIERI, I CONTAGIATI, IL 10% DEL TOTALE
 
La notizia è di quelle che ti lasciano col fiato sospeso. Due medici di famiglia del Materano sono stati sottoposti nella giornata di oggi a tampone per la ricerca del Coronavirus. I risultati si conosceranno domani. Ma, intanto, noi tutti, con loro ed i loro familiari, siamo in ansia. Non fornirò ai lettori elementi che possano far risalire ai due professionisti in questione. E ciò per il sacro rispetto della loro privacy e per non ingenerare allarme tra i cittadini. Sperando che il tampone dia esito negativo per entrambi. Dirò solo che si tratta di due colleghi che hanno avuto la sola colpa di lavorare per risolvere le problematiche di salute dei loro assistiti nel centro (Matera città od uno dei 31 comuni della provincia) dove esplicano la loro attività. Magari senza quei dispositivi di protezione individuali necessari in questo momento. La Asm, sinora, ha consegnato ad ognuno di noi soltanto tre mascherine con respiratore. Le trattiamo religiosamente, riusando quasi sempre la stessa per risparmiare le altre due. Guanti, copriscarpe, camici monouso, li ha chi è riuscito a comprarseli da se. Il fatto, perciò, è grave. Nel caso di contagio, circa tremila assistiti rimarranno, non si sa per quanto tempo, senza assistenza sanitaria. Già. Tutti devono riflettere. I medici di Covid-19 possono morire. Ieri se ne sono andati altri due. Così, Silvestro Scotti, segretario generale del mio sindacato, la Fimmg: “Ci ha lasciato un altro collega. In questo momento è difficile restare lucidi, tenere duro e andare avanti. Mario Giovita avrebbe festeggiato il suo compleanno il prossimo 27 aprile, ed è alla sua famiglia che va il nostro più sincero abbraccio. Un'altra vita che si sarebbe potuta salvare se solo ci avessero dotato dei dispositivi di protezione individuale. Purtroppo, le amministrazioni, politiche e sanitarie, hanno abbandonato i medici della medicina generale al loro destino. Lasciandoli privi di quei dispositivi di protezione individuale che per noi sono anche strumenti di protezione collettiva”. E sono circa 2.700, tra generalisti ed ospedalieri, gli ammalati di Coronavirus, alcuni gravissimi. Si tratta del 10 per cento del totale dei contagiati. Hanno preso il virus in corsia o sul territorio spesso perché non avevano gli strumenti giusti o i ricambi sufficienti. Quale è la riflessione? Che lo Stato, nella sua interezza, deve tutelare i suoi medici. Come debbono tutelarli i cittadini. Aiutiamoci l'un l'altro. I pazienti debbono capire che proteggendo i loro curanti proteggono se stessi. Ieri mi hanno chiamato prima la moglie e poi la figlia di un paziente anziano, cardiopatico, che aveva battuto il ginocchio sette giorni prima e che aveva “una palla” nella sede del trauma non riuscendo più a muovere l'arto. Hanno insistito perchè andassi a casa del loro congiunto. Ho accettato. Mentre andavo ad effettuare la visita domiciliare ho chiamato il mio assistito per chiedergli se avesse incontrato nei giorni precedenti casi accertati o sospetti o familiari di casi sospetti di infezione di Coronavirus spiegandogli che quel mio accesso poteva mettere a rischio la sua e la mia vita esponendo entrambi al pericolo di contagio. La sua risposta: “No, dottore, non venite. Io non ho dolore al ginocchio, lo muovo bene, è solo un po' gonfio. Non venite. Sapete, mia moglie e mia figlia sono apprensive...”. Ho assegnato la terapia al paziente ed ho fatto dietro front. Sono questi comportamenti quelli da evitare se vogliamo uscire dall'emergenza. La gente deve capire che esiste un problema collettivo più importante di quello, pur rilevante, individuale. Altrimenti, per concludere ancora con Scotti: “Continuando così la domanda da porsi non è se ma quando saremo contagiati”. E l'angoscia per l'esito del tampone dei nostri due amici medici di famiglia del Materano si fa spasmodica. Speriamo bene.

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