Interessa i titolari di aziende agricole e zootecniche che operano all’interno dei Parchi Nazionali.
Con la sentenza n. 20 del 12.2.2026, infatti, il Giudice di Pace di Chiaromonte ha stabilito un principio di grande rilievo: i danni provocati dalla fauna selvatica — come i cinghiali — alle coltivazioni situate all’interno di un parco nazionale non devono essere semplicemente “indennizzati”, ma integralmente risarciti. Lo ha reso noto l’avvocato Giuseppe Clemente con studio legale sito in Castellaneta (TA) e specializzato in procedure risarcitorie per danni da fauna selvatica. Così, il legale: “Il caso riguardava un agricoltore di San Severino Lucano (PZ), nel territorio del Parco Nazionale del Pollino, il cui campo di patate era stato completamente devastato dai cinghiali. Su iniziativa del nostro Studio era stato ottenuto un decreto ingiuntivo di pagamento contro l’Ente Parco. Il Parco, tuttavia, si era opposto sostenendo che, in base alla legge, fosse dovuto solo un indennizzo e non un vero risarcimento del danno. Il giudice di pace ha però respinto questa tesi, affermando che anche nei parchi nazionali i danni causati dalla fauna selvatica devono essere risarciti per intero”
Per l’avvocato Clemente “si tratta di una decisione innovativa e dirompente, che apre la strada a una tutela concreta per tanti agricoltori finora costretti ad accontentarsi di somme parziali, spesso insufficienti a coprire le perdite subite. Il messaggio è chiaro: chi coltiva la terra all’interno di un parco naturale non deve subire un danno economico senza pieno ristoro. La tutela dell’ambiente non può andare a scapito del lavoro e della sopravvivenza delle imprese agricole. Riteniamo che questa sentenza possa fare giurisprudenza e rappresenti un punto di svolta nei rapporti tra enti parco e cittadini”.



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